L’amore di un padre per un figlio “speciale” (parte 2)

Nel numero precedente abbiamo pubblicato la prima parte della lettera che ci è giunta da Gianni Pastrello, padre “normale” con un figlio “speciale”. In questo numero trovate la seconda e ultima parte, in cui prosegue il racconto di una esperienza intensa e complicata, ma ricca di amore.
È molto difficile presidiare la costruzione dell’identità di un figlio “speciale”. Ovviamente, tutto deve essere rapportato alla gravità della situazione e io mi riferisco alla mia specifica esperienza.
Ho amato da subito questo figlio (come l’altro), con tutto me stesso. Non ho mai provato dolore o risentimento per ciò che mi è capitato. Anzi, ho sempre pensato che mi sia capitata una cosa grande e bella, una sfida per dimostrare di essere all’altezza. Una prova che io stesso ho voluto.
Infatti, nei primi dodici giorni, in cui la sua vita sembrava irrimediabilmente compromessa, sono stato da solo con lui, giorno e notte, in un’asettica cabina trasparente di un tecnologico ospedale, piangendo e pregando il Signore che salvasse la vita di mio figlio, che mi lasciasse questo dono. Ho promesso che l’avrei accettato in qualsiasi condizione e che me ne sarei dimostrato degno, senza mai lamentarmene.
Da allora gli sono stato vicino in questo tormentato viaggio, tenendogli la mano, con l’Amore simbiotico di padre: la voglia di essere il suo terminale sensoriale, il desiderio di dare un senso a lui che non è in grado di darselo da solo.
Il seguito sulla rivista.
di Vittorio Sammarco


