La vita inquieta di un santo

Front view of the famous Basilica of St Francis, Assisi, Italy

Figlio di un ricco mercante, voleva diventare cavaliere. L’incontro con il Vangelo cambiò la sua vita, portandolo a scegliere povertà e fraternità, fino a riconoscere in ogni creatura il riflesso di Dio.

Ci sono uomini che appartengono al loro tempo e uomini che sembrano appartenere a tutti i tempi. Alcuni diventano protagonisti della propria storia. Altri, invece, riescono a cambiare il cuore dell’uomo. Francesco d’Assisi appartiene a questa seconda categoria.
La sua figura attraversa il tempo con una forza sorprendente. È amato dai credenti e rispettato dai non credenti.
È per questo che vorrei presentarlo come primo cittadino del mondo, con quel cuore che batte ancora tra i nostri, assetati di bellezza e verità, e che fa di Assisi una città eternamente rievocativa. Una città scrigno di una storia che, a differenza di altre, possiede, grazie a Francesco, la continua presenza di una parabola del Vangelo, se non addirittura di tutto il Vangelo. È la parabola del tesoro nascosto in un campo. Un mercante, trovatavi una perla di inestimabile valore, vende tutti i suoi averi per comprarlo. Ebbene, questo campo è il Regno dei cieli e il mercante è Francesco. È il figlio del ricco Pietro di Bernardone, celebre mercante di stoffe preziose. In quella famiglia, rassicurata dal benessere e rispettata dal popolo per le ambizioni, era tutto tranquillo. Ma è proprio lì che Dio ha voluto irrompere con la forza del Vangelo: non soltanto nella vita di Francesco, ma nella storia di tutti loro. A Pietro, uomo abituato ad accumulare ricchezze e a misurarne il valore, sembra quasi che il Signore abbia voluto ricordare le parole evangeliche: «Chi accumula tesori per sé non si arricchisce davanti a Dio» (Lc 12,21).
A Francesco, invece, il Vangelo si rivela con tutta la sua potenza, fino a sconvolgere ogni certezza. E alla famiglia intera sembrerà rivolgere quelle parole misteriose e provocatorie di Gesù: «Non sono venuto a portare la pace, ma la divisione» (Lc 12,51), fino a mettere «padre contro figlio e figlio contro padre».
Francesco attraverserà questa divisione, la porterà sulla propria pelle, la pagherà con il distacco dal padre e dalla casa, con la rinuncia a ciò che fino ad allora aveva costituito la sua sicurezza e i suoi sogni di cavaliere. Ma sarà proprio dentro questa frattura, dove tutto sembra perduto e ogni legame spezzato, che Francesco troverà ciò che cercava da sempre: la pace vera.
Quella pace «disarmata e disarmante» che non nasce dall’assenza di conflitto, ma dalla consapevolezza di aver trovato il proprio tesoro. Dopo averla rintracciata, Francesco non potrà più trattenerla per sé: dovrà portarla sulle strade del mondo, fino a farla diventare annuncio, fraternità e Vangelo vissuto.
Francesco è l’uomo che ha trasformato il sogno in concretezza. Ci mostra che i sogni dell’ambizione nascono spesso da uno sguardo rivolto verso il basso, ripiegato su di sé, sul proprio io e sul desiderio di possedere e affermarsi. La concretezza dell’amore, del Vangelo e della fede nasce, invece, da uno sguardo capace di sollevarsi: verso l’alto, verso Dio e verso l’altro.
Francesco è come lo specchio che riflette il Vangelo e che al contempo ti mostra il tuo volto.
Come Salomone, re d’Israele e figura dell’Antico Testamento, figlio e successore del re Davide, Francesco riceve da Dio la possibilità di esprimere un desiderio: «Dimmi cosa vuoi che faccia per te». E, come lui, sceglie di non chiedere nulla per sé, ma qualcosa per gli altri: «Voglio tutti in Paradiso». È il santo fecondo e inimitabile, è per tutti ma di nessuno. È l’uomo che contempla la Passione di Cristo. Sono centinaia le espressioni carismatiche delle comunità religiose che si rifanno alla sua Regola, ma ognuna riesce a incarnare solo un aspetto tra i tanti. Ciò non significa che il Santo di Assisi sia un eclettico, anzi, è talmente essenziale che ogni pagina del Vangelo gli dà forma e vita.

Il seguito sulla rivista.

di Fulvio Mannoia

Lascia un commento