Verity, tra verità e ossessione

Foto gentile concessione per utilizzo promozionale – Eagle Pictures

Anne Hathaway in un thriller psicologico tra segreti e inquietanti confessioni.

La giovane Lowen (Dakota Johnson) ambisce a fare la scrittrice ma fatica a sbarcare il lunario. Si trasferisce nella remota tenuta di Verity Crawford (Anne Hathaway), lei sì scrittrice di successo. L’accordo è che le farà da ghostwriter, supportandola sul grosso del lavoro. Ma la ragazza scopre in casa quelli che paiono degli inquietanti appunti autobiografici di Verity. Pian piano, Lowen si trova a fare i conti con torbide e distorte confessioni sull’affascinante marito di Verity (Josh Hartnett). In quelle parole, cos’è però finzione e cosa invece è realtà? Come distinguere la manipolazione dall’attrazione? E l’opportunità dall’ossessione?
Questo seducente thriller psicologico, tratto dal bestseller di Colleen Hoover (nei cinema dal 1° ottobre), offre alla Hathaway l’occasione di misurarsi con un ruolo insolito per lei, in bilico tra bene e male. Distante da quello della ragazza ingenua e grintosa, che lotta in un mondo patinato ma irto di difficoltà, che le ha regalato la popolarità: prima col film d’esordio Pretty Princess (2001) poi col successo planetario de Il diavolo veste Prada e Il diavolo veste Prada 2. Per non restare incatenata all’immagine di ragazza semplice con gli occhi da cerbiatta, la volitiva Anne si è messa in gioco lavorando per il più talentuoso dei registi, Christopher Nolan, prima in Il cavaliere oscuro – Il ritorno e poi in Interstellar. In mezzo, si è guadagnata l’Oscar come miglior attrice non protagonista per la parte di Cosetta in Les Misérables di Tom Hooper.

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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