La nostra estate tra Babele e Gerusalemme

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In questi mesi di calma apparente riprendo l’immagine che papa Leone usa nella sua prima enciclica, Magnifica Humanitas. Nel testo, che affronta il tema su come custodire l’umano al tempo dell’intelligenza artificiale, Leone XIV parla di una umanità al bivio. Si tratta di scegliere se vogliamo costruire Babele, una città che aspira a un cielo senza Dio, che spinge verso il successo e che finisce per omologare tutti e disperdere gli “scarti”, oppure Gerusalemme, la città distrutta di cui Neemia vuole rimettere in piedi le mura. Mura non fatte per separare, mette subito in guardia Prevost, ma per unire. Il profeta si guarda attorno e chiama a raccolta tutti. Ciascuno con le proprie competenze e i propri difetti, ciascuno con i propri bisogni e debolezze, siamo chiamati, insieme, a edificare la città di Dio. Un luogo dove ognuno ha il suo posto e dove i legami tra le persone e con il Signore sono il collante di tutto.
In questa estate che si affaccia sarebbe bello se prendessimo in mano il testo e lo leggessimo, anche sotto l’ombrellone o al fresco di una montagna, o nella quiete della nostra casa.

Il seguito sulla rivista.

di Annachiara Valle

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