Il “cattivo” padre di Donald Trump

Non so se quando leggerete quest’articolo qualcosa sarà cambiato. Non so se il presidente degli Stati Uniti sarà ancora Donald Trump, se avrà ordinato altri bombardamenti e se la reazione dello scellerato regime iraniano sarà ugualmente repressiva. Qui non voglio parlare della situazione storico-politica, ma di una triste storia umana, familiare e di un rapporto padre-figlio che mi ha molto colpito. Ho letto i crudi dettagli nel libro scritto dalla psicoanalista Mary L. Trump, che ha raccontato la storia di suo zio Donald fin da quando era bambino. Ne consiglio la lettura ai giovani padri: a differenza dei classici manuali di auto-formazione, questo insegna cosa non fare, cosa bisogna evitare. Non sono rancorose dichiarazioni di una nipote tradita, umiliata, offesa continuamente solo per il fatto di essere la figlia di Freddy Trump, prima scelto, poi emarginato, infine morto a soli 42 anni, malato ed estromesso dalla sua potente famiglia. No, l’amore per i nonni, e persino per gli zii, Mary continuerà a nutrirlo per anni, nonostante fosse sempre più evidente che a portare alla depressione e a sciagurate scelte il padre fosse stata la persistente ed espressa avversione del nonno e di chi, come Donald, pur succube, tentava comunque di ingraziarselo. Donald non impazzisce ora perché le crisi da affrontare si fanno sempre più complesse, non frantuma i suoi rapporti perché di colpo li sente precari, non stravolge la verità perché immagina che così otterrà più successi.
Il seguito sulla rivista.
di Vittorio Sammarco


