Antoni Gaudí l’architetto di Dio

A cento anni dalla morte e in occasione della conclusione dei lavori della Sagrada Família, benedetti da papa Leone in visita in Spagna, un ritratto del genio spagnolo, dichiarato venerabile da papa Francesco
L e Corbusier lo definiva il «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro». A cento anni dalla morte, avvenuta il 10 giugno 2026, Antoni Gaudí, il geniale architetto spagnolo, è universalmente celebrato per le sue opere, ben sette delle quali sono Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, e per la sua profonda spiritualità che ha portato papa Francesco a dichiararlo venerabile il 14 aprile dlelo scorso anno. Ripercorrerne la vita significa immergersi nella mente di un creatore senza confini. E riscoprire anche le meraviglie della Sagrada Família, una delle sue opere più celebri. Un caso, o forse no, vuole che proprio quest’anno venga ultimata la costruzione della basilica, dopo 144 anni di cantiere e che questi siano benedetti da papa Leone nel corso della sua visita in Spagna dal 6 al 12 giugno.
Gaudí nasce nel 1852 in Catalogna in una famiglia povera. La sua infanzia è segnata da gravi lutti (la madre, un fratello e una sorella) e da problemi di salute che lo costringono a un severo regime di vita e a cure continue. Aspetti, questi, che lo portano a isolarsi e contribuiscono a formare il suo carattere schivo. Giovanissimo si trasferisce a Barcellona per studiare architettura e, anche grazie a tirocini presso importanti costruttori, giunge alla conclusione che l’architettura moderna debba essere aperta e inclusiva. Impara a scolpire, a lavorare il ferro battuto e la ceramica. Apprende i rudimenti della carpenteria e inizia a realizzare vetrate. Nel 1878, al conseguimento della laurea, il direttore della Facoltà afferma di avere il dubbio di trovarsi dinanzi «un pazzo o un genio: con il tempo si vedrà». Questo è un anno cruciale per Gaudí, anche grazie all’incontro con il ricco industriale Eusebi Güell, uomo culturalmente vivace, che diventa suo mecenate. Tra i due c’è un’affinità profonda, basata sull’unione tra creatività artistica e impegno sociale, che dà vita a capolavori come il Palau, i Padiglioni e il Parc Güell.
L’attività di Gaudí si configura come una vera e propria odissea stilistica. Rifiutando fin dal principio formule e regole, risente inizialmente dell’influenza dello storicismo e di suggestioni arabe e orientali, ben visibili nel suo primo grande incarico, la Casa Vicens. Attinge poi al repertorio delle arti decorative tradizionali e arriva a reinterpretare sapientemente il linguaggio neogotico, come evidenzia l’esplosione espressiva di Casa Batlló (1904-1906), con la facciata in mosaico vitreo colorato, i balconi in ghisa che ricordano le ossa e il tetto squamato come un rettile primitivo.
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di Marta Perrini


