L’eredità di un “Padre” buono

Giovanni Piamarta, fondatore, centoquarant’anni fa, dell’istituto Artigianelli di Brescia, resta una figura attuale. Che invita a «fare bene il Bene», esortazione fondamentale ieri come oggi.

Centoquarant’anni fa, Brescia salutava orgogliosamente la nascita di un istituto chiamato Artigianelli, destinato ad assicurare istruzione e lavoro ai giovani figli della città più povera e dimenticata.
La struttura si è poi arricchita di una piccola officina tipografica, che, grazie a idee e programmi coraggiosi, innovativi, lungimiranti, diventò l’Editrice Queriniana, promotrice di cultura, sostenitrice di libertà, testimone di democrazia. Quest’opera educativa e sociale, caratterizzata da una forza prorompente, era stata proposta e sostenuta da un prete, Giovanni Battista Piamarta, che senza possedere niente aveva cominciato a disegnare cieli e terre nuovi.
Quando papa Benedetto XVI, nell’ottobre del 2012, proclamò la santità del sacerdote, disse che egli apparteneva «alla grande tribù dei santi della carità, capaci di cambiare il mondo con la sola forza del Bene», da fare bene, perché diventasse Bene comune.
Oggi, in un tempo segnato da conflitti e disimpegno, in cui emerge la solitudine delle nuove generazioni – «giovani senza prospettive, allo sbando, schiavi della tecnologia, cercatori di un futuro non definito», secondo la cruda analisi degli esperti di sociologia – alle quali tutto è promesso, ma assai poco garantito, è urgente chiedersi se di preti promotori di opere e ispiratori di modi nuovi di essere al servizio dei giovani e delle persone, come san Piamarta, ci sia ancora bisogno.
Celebrando l’anniversario della fondazione degli Artigianelli, in molti hanno ribadito come la storia del prete che dal nulla aveva inventato una scuola-famiglia in grado di aggiungere al sapere la preparazione al lavoro, unica via per aiutare i giovani a diventare protagonisti del proprio futuro, resti anche adesso l’esempio da seguire. È chiaro, infatti, che i capisaldi posti come fondamenta – educazione, lavoro, famiglia – restano intatti e attuali: educazione come arte per risvegliare le capacità della persona e dirigerle verso la crescita globale, attraverso la sua interazione con gli altri; lavoro artigiano e agricolo come via necessaria al sostegno per sé, per il proprio nucleo familiare, per coloro che sono in condizione di bisogno; famiglia come scuola fondamentale di umanità, come lezione di «amore concreto, fatto di sentimenti affettuosi, ma anche di tempo speso, di fatica impegnata, di servizio costante, di un processo educativo continuo».
Padre Piamarta capì che benessere della famiglia e benessere della società erano strettamente collegati. E agì di conseguenza, irrorando il suo tempo di «solidarietà intelligente», dando vita a una Congregazione religiosa il cui motto era ed è Pietas et labor, annunciando instancabilmente il Vangelo, restando «dritto e forte, fedele e coraggioso» in ogni situazione e contrarietà.
Dentro agli Artigianelli, un posto privilegiato venne riservato alla tipografia, luogo di diffusione del pensiero, che, grazie al fondatore, divenne in breve tempo un’importante realtà culturale non solo per la città e la diocesi bresciane, ma per tutto il nostro Paese: proprio in questa stamperia, infatti, furono dati alle stampe giornali e riviste (anche Madre, che allora si chiamava La Madre cattolica, trovò ospitalità), sussidi specifici per l’educazione cristiana, oltre a libri e volumi vari, racconti e romanzi, saggi di politica orientata alla solidarietà e saggi cattolici utili a far riflettere i lettori e a orientarli rispetto alle grandi novità ecclesiali.

Il seguito sulla rivista.

di Luciano Costa

Lascia un commento