Connettersi agli altri

C’è un termine che gli studiosi stanno introducendo nel dibattito sulla scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica. È disconnessione civica: vale a dire disconnettersi non dai social o dalla presenza a manifestazioni di piazza riguardanti problemi che il nostro tempo ci sta ponendo in maniera rilevante, ma dalla presa in carico radicale e radicata di un percorso coerente e costante che rimuove logiche di disinteresse verso ciò che è bene comune e comporta la trasformazione della consapevolezza non solo in protesta, ma anche in proposta, in impegno personale.
Ho trovato questa espressione mentre leggevo un testo sul ruolo dei laici nella Chiesa e nella società e le connessioni sono iniziate.
Il pensiero ha messo a fuoco immagini di piazze piene e di urne vuote, di fedeli raccolti ai funerali di papa Francesco o in fila per l’apertura della Porta Santa in quest’anno giubilare, e di Chiese sempre più deserte, con numeri in forte ribasso nei movimenti laicali. Connessi, super connessi emotivamente, disconnessi civicamente.
Prendiamo il Natale, cominciato quest’anno già a ottobre con le luminarie accese, le vetrine scintillanti di regali da fare o da ricevere, gli appelli alla solidarietà, le prenotazioni delle vacanze, le visite da organizzare, i menù da preparare. Un Natale mondano che si commuove di fronte al ricordo della nascita del Bambinello.
Un Natale affollato di riti e tradizioni, alienato, però, dalla sua essenza: l’incarnazione di un Dio che si fa uomo e porta nella quotidianità una missione che può liberare sé stessi e gli altri. Un Dio che incarnandosi vive le dimensioni civica e laica, che poi forse sono la stessa cosa.
Il seguito sulla rivista.
di Elvira Zaccagnino


