Lampedusa, Gaza e la magia di un pallone

Leo regala al Papa un pallone perché «possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me». Aveva solo un anno e più nessuno quando, dieci anni fa, fu salvato mentre la mamma annegava nel mare di Lampedusa. «Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare», scrive nel biglietto che legge al Pontefice prima di passare, mano nella mano, insieme, la Porta d’Europa, l’opera dell’artista Mimmo Paladino che guarda verso la Libia. Nella rotta centrale del Mediterraneo nei primi sei mesi dell’anno sono morte, nei naufragi conosciuti, oltre 800 persone. Papa Leone scruta l’orizzonte e ringrazia quanti soccorrono, richiamando la politica e le istituzioni alle proprie responsabilità perché quei morti sono frutto di «decisione prese e decisione mancate» e le migrazioni conseguenza di ingiustizie sociali, corruzione, sfruttamento.
Eppure per un attimo, mentre Prevost prendeva in mano quel pallone, il sorriso è corso da Leo a Leone e la felicità ha fatto capolino anche qui.
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di Annachiara Valle


