Il fuoco sotto i nostri piedi

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La Giornata della Terra ci ricorda che il Pianeta che abitiamo è prezioso e fragile. Eppure c’è una realtà che fragile non sembra affatto: le centinaia di vulcani attivi sparsi in ogni continente, che eruttano lava, cenere e gas con una potenza capace di ridisegnare interi paesaggi in poche ore. Sono la terra nel suo stato più spettacolare, la dimostrazione che il nostro mondo non è una roccia inerte nello spazio, ma un organismo vivo, caldo, in perenne trasformazione. La crosta terrestre è divisa in enormi porzioni chiamate placche tettoniche, che galleggiano su un oceano di roccia fusa, il mantello. Quando due placche si scontrano, si separano o scorrono l’una sull’altra, la pressione e il calore generati possono spingere il magma verso la superficie. Trovata un’apertura, quest’ultimo risale e fuoriesce: ecco un’eruzione vulcanica.
Per intenderci, un vulcano è come un cono perfetto con un pennacchio di fumo in cima. È l’immagine classica di quello composito: alto, ripido, con eruzioni esplosive e violente, spesso accompagnate da valanghe di gas incandescente, cenere e roccia che scendono a velocità fulminea dai fianchi. Il Vesuvio, lo Stromboli, l’Etna appartengono a questa categoria.
Tutt’altra storia sono i vulcani a scudo, ampi e bassi come cupole rovesciate, caratteristici delle Hawaii. Le loro eruzioni sono meno esplosive, ma producono immense quantità di lava che scorre per chilometri, costruendo nel tempo enormi isole.
Esistono poi le caldere, grandi depressioni circolari che si formano quando la camera magmatica si svuota e il terreno sprofonda, come i Campi Flegrei in Campania.

Il seguito sulla rivista.

di Lucilla Perrini

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