Bernini artista dei Papi

Quella tra Bernini e Barberini è una rima felice. Così come lo fu il rapporto fra uno dei più grandi scultori del Seicento, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), e Maffeo Barberini, eletto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII. Il loro fu «uno dei rapporti più fecondi e determinanti della cultura artistica del Seicento europeo. L’incontro tra il genio creativo di Bernini e la visione politica, culturale e spirituale di Barberini diede origine a una stagione artistica di straordinaria intensità, destinata a plasmare in modo duraturo il volto di Roma». Sono parole di Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie nazionali di arte antica, che hanno sede a Palazzo Barberini e alla Galleria Corsini. Proprio il Palazzo ospita la mostra Bernini e i Barberini, curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi. «Non poteva che essere questo il teatro del progetto di ricerca», aggiunge Salomon, «in quanto il contributo dell’artista alla realizzazione di questa reggia barocca rappresenta un momento centrale nello sviluppo dell’architettura romana dell’epoca».
Articolata in sei sezioni, l’esposizione ripercorre la parabola creativa di Bernini, dagli esordi nella bottega del padre Pietro alla maturità, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto da Maffeo Barberini nella definizione di un linguaggio nuovo, destinato a imporsi come modello del Barocco in Europa.
La prima sezione ricostruisce le origini del rapporto tra le due figure, quando il futuro Urbano VIII intuì le potenzialità rivoluzionarie dell’artista, favorendone l’emancipazione. Qui sono presentati lavori realizzati in collaborazione tra Pietro Bernini e il figlio Gian Lorenzo, messi a confronto con alcuni capolavori autografi di Gian Lorenzo stesso, come il San Lorenzo (Gallerie degli Uffizi, Firenze) e il monumentale San Sebastiano (Chiesa di San Martino, Jouy-en-Josas, Yvelines, Francia), presentato eccezionalmente in dialogo con il San Sebastiano Barberini (collezione privata).
La seconda sezione è dedicata al cantiere di San Pietro, il luogo simbolico in cui si manifesta con maggiore evidenza l’alleanza tra Urbano VIII e Bernini. Alla conclusione della nuova basilica, avvenuta nel 1626, spetta, infatti, al pontefice e al suo artista prediletto il compito di reinventarne l’interno. Il fulcro della sezione è il Baldacchino di San Pietro, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne: un’opera senza precedenti, capace di fondere architettura, scultura e decorazione in un’unica macchina scenica.
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di Roberto Zichittella


