Il Pianeta al bivio

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Riscaldamento globale, degrado degli ecosistemi, inquinamento stanno mettendo a rischio il mondo in cui viviamo. La Giornata della Terra ricorda l’urgenza di azioni concrete per invertire la rotta, invitandoci a ripensare i modelli di produzione e consumo.

Il 22 aprile la Giornata della Terra (Earth Day) offre un momento per riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente. Nata nel 1970 a seguito di un appello di un senatore statunitense, che aveva mobilitato ben 20 milioni di cittadini americani in una storica manifestazione, questa ricorrenza affonda le sue radici nella crescente consapevolezza ecologica favorita dal libro-manifesto Primavera silenziosa che la biologa Rachel Carson aveva pubblicato nel 1962. L’idea originaria consisteva nella volontà di onorare la Terra e la pace proprio nei giorni dell’equinozio primaverile. Oggi, con il coinvolgimento di 193 nazioni, la celebrazione è diventata un’occasione per ribadire che tutte e tutti, a prescindere da etnia o condizione economica, hanno diritto a vivere in un mondo sano, equilibrato e sostenibile.
A oltre cinquant’anni dalla prima edizione dell’evento, il nostro Pianeta sta attraversando una congiuntura critica, caratterizzata da sollecitazioni senza precedenti sui sistemi di supporto vitale che lo sostengono.
La scienza segnala che sono già stati oltrepassati sei dei nove “confini planetari” di sicurezza, tra cui quelli inerenti a cambiamenti climatici e a perdita di biodiversità e mutamento del sistema fondiario (trasformazione dei paesaggi naturali, per esempio attraverso deforestazione e urbanizzazione). Come è evidente, ognuno di questi elementi è globale e interconnesso con gli altri.
Per quanto concerne il primo aspetto, il pericolo maggiore riguarda il riscaldamento globale, che ha subìto un’accelerazione rilevante. Il 2024 ha sancito un record preoccupante, superando per la prima volta la soglia, stabilita dall’Accordo di Parigi del 2015, di 1,5° C di aumento della temperatura al di sopra dei livelli preindustriali. Una questione che ci riguarda in particolar modo, dal momento che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con tassi due volte superiori alla media globale. Inoltre, il cambiamento del clima intensifica gli eventi meteorologici estremi, come siccità prolungate, incendi, alluvioni. Tra il 1980 e il 2023, solo nei territori dell’Unione sono stati registrati più di 240 mila decessi correlati a disastri naturali, accompagnati da perdite economiche stimate in ben 738 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, ovvero la biodiversità, il panorama non è meno fosco. Basti pensare che gli scienziati definiscono la situazione in corso sesta estinzione di massa.

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini

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