Carlo Conti: «Ecco il mio Festival»

Dopo Amadeus, la Rai ha scelto il conduttore di Tale e quale show per dirigere l’evento musicale più atteso e importante della stagione. Tra qualche anno, potrebbe essere la volta di Stefano De Martino, che con il suo stile empatico e giovanile mette d’accordo tutti.
Ci siamo. Dall’11 al 15 febbraio l’Italia si fermerà per seguire la 75ª edizione del Festival di Sanremo, di cui è direttore artistico e conduttore Carlo Conti, scelto dalla Rai dopo che Amadeus è passato, armi e bagagli, al Nove, il canale della potente Warner Bros.
«Ho detto di sì in primis perché si tratta del mio lavoro», ha dichiarato Conti, che a 64 anni vanta una carriera televisiva così densa di successi (si pensi alle infinite edizioni di Tale e quale show) da non dover dimostrare più nulla. «E poi perché, al di là della Rai, ho sentito l’affetto dei discografici. Tutti, dalle major agli indipendenti, si sono trovati d’accordo sul mio nome. Allora mi sono detto: vediamo se l’orecchio funziona, se sa ancora cogliere la modernità della canzone».
Un faticoso lavoro di selezione, culminato con l’annuncio di ben 30 big in gara. Dai protagonisti assoluti, come Elodie, Giorgia, Achille Lauro, ai veterani (Massimo Ranieri, Marcella Bella, i Modà, la sempre presente Noemi), chiamati a coinvolgere la parte più agée del pubblico. Poi il ritorno di cantanti graditi ai telespettatori: Francesco Gabbani, Simone Cristicchi, Francesca Michielin, The Kolors, i Coma Cose, Brunori Sas (al suo esordio all’Ariston). Più un plotone di rapper e di semisconosciuti da cui, ci si augura, possano venire fuori nomi nuovi. Spazio anche alle sempre benvenute polemiche con il contemporaneo coinvolgimento sul palco di Fedez e di Tony Effe. Ce ne sarà per tutti.
«Per il festival è importante realizzare un buon prodotto e regalare belle canzoni agli italiani. Poi, un punto in più o in meno di share fa parte del gioco e alla mia veneranda età non è una cosa per cui perdo il sonno», mette le mani avanti il Carlo nazionale, che non rinnega le sue radici, la scuola fatta con Pippo Baudo. «Lo sento spessissimo, tra noi c’è un bel rapporto. Non puoi fare Sanremo senza pensare a lui».
Poche le novità nel regolamento. Per una, però, Conti si è battuto: il conteggio dei voti. «Si sommeranno sempre», sottolinea, «così che la classifica dei big non sia azzerata per la finalissima. Anzi, servirà per aumentare i voti che i cantanti avranno già conquistato». Una variazione fatta evidentemente per evitare accuse di favoritismi e combine. «Certo, lo spazio principale sarà dedicato alla discografia italiana, che nell’ultimo decennio ha avuto una bella rinascita. Ma ci sarà spazio anche per la musica di spessore e contenuto».
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


