La Germania verso le urne

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Nel Paese il 23 di questo mese ci saranno le elezioni anticipate. Lo scenario più probabile dopo il voto sembra quello di una coalizione tra democristiani e socialdemocratici.

Il 23 febbraio i tedeschi vanno alle urne e l’Europa trattiene un po’ il fiato. Per varie ragioni. Anzitutto perché si tratta di elezioni politiche anticipate. Lo scioglimento del Bundestag (il Parlamento federale) da parte del presidente Frank-Walter Steinmeier è stato l’esito inevitabile della crisi innescata all’inizio di novembre 2024, quando il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz ha cacciato dal governo Christian Lindner, ministro delle Finanze e leader del partito liberale. La decisione presidenziale, arrivata dopo mesi di litigi all’interno della compagine governativa, soprattutto sulle politiche economiche, ha mandato in frantumi la coalizione “semaforo”, detta così perché formata dai socialdemocratici (colore rosso), dai liberali (giallo) e dai verdi che Scholz (già ministro delle Finanze nell’ultimo governo di Angela Merkel, tra il 2018 e il 2021) guidava dal dicembre 2021.
La crisi di governo ha portato al passaggio formale del voto di sfiducia in Parlamento nei confronti di Scholz, che è stato sfiduciato con 207 voti a favore e 394 contro. In 116 si sono astenuti. Per avere la fiducia il cancelliere avrebbe dovuto ottenere almeno 366 voti.
Nonostante la bocciatura, l’impopolarità, i sondaggi negativi e la personale mancanza di carisma, il sessantaseienne Scholz sarà nuovamente il candidato alla cancelleria del partito socialdemocratico (Spd). Prima del voto di sfiducia sembrava che potesse essere sostituito dal più popolare ministro della Difesa, Boris Pistorius, ma è stato proprio quest’ultimo a farsi da parte con un video messaggio in cui aveva confermato la sua fiducia nel cancelliere.
Ma per Scholz non sarà una passeggiata. Da tempo i sondaggi danno nettamente in testa (attorno al 30 per cento) il partito di centro Cdu-Csu, guidato dal gennaio 2022 da Friedrich Merz, 68 anni, un cattolico conservatore che ultimamente ha spostato sempre più destra la Cdu, che nei lunghi anni dei governi Merkel era rimasta su posizioni più centriste. Lo spostamento a destra, soprattutto per quanto riguarda le politiche migratorie (con la richiesta di un rafforzamento dei controlli alle frontiere), è motivato da alcune circostanze (l’attentato al mercatino di Natale di Magdeburgo ha portato in primo piano il tema della sicurezza), ma anche dalla necessità di intercettare la fascia sempre più ampia di elettorato che sta premiando la destra estrema rappresentata dal partito Alternative für Deutschland. L’altro partito che si pone in un’ala estrema dello schieramento politico tedesco è quello personale e filo-russo della ex giornalista Sahra Wagenknecht, che guarda alla sinistra radicale.

Il seguito sulla rivista.

di Roberto Zichittella

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