Bullismo no grazie

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Nicolas, quindici anni, si è tolto la vita a Poissy, periferia di Parigi, perché perseguitato dai compagni di scuola. Un ragazzo di tredici anni si è ucciso a Palermo: lo prendevano in giro per l’orientamento sessuale. Michele Ruffino, diciassette anni, si è ammazzato ad Alpignano, Comune della zona metropolitana di Torino: era disabile e veniva bullizzato dai suoi coetanei. Leonardo Calcina, due mesi fa, a Senigallia, si è sparato con la pistola del padre, vigile urbano, per il linciaggio verbale e le aggressioni fisiche.
Ragazzi le cui vite sono state travolte da un fenomeno devastante, molto diffuso, ma sommerso, che rischia di essere considerato solo una bravata giovanile. Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Indifesa, realizzata dalla Fondazione Terres des Hommes, il 65 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 26 anni ha dichiarato di essere stato vittima di violenze. Tra questi il 63 per cento denuncia di avere subito atti di bullismo e il 19 per cento di cyberbullismo, che si nasconde dietro tablet e cellulari. Purtroppo questi comportamenti si manifestano già alla scuola elementare e poi alle medie.
Con l’obiettivo di prevenire, di intervenire, di sensibilizzare, è sorta tre anni fa l’associazione Bullismo no grazie, che opera in varie regioni italiane, dal Piemonte alla Sicilia. Gli operatori che ne fanno parte hanno incontrato 100 mila ragazzi, dalla seconda classe della scuola primaria alla quinta delle superiori, duemila docenti e 40 mila genitori.

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di Mariapia Bonanate

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