Per una difesa civile e nonviolenta

La proposta di legge che introduce nuovi strumenti di prevenzione dei conflitti ha superato le 50 mila firme necessarie per arrivare in Parlamento. L’obiettivo è costruire la pace e tutelare i diritti fondamentali.
Un mondo in fiamme. Non solo alle porte dell’Europa, con il conflitto tra Russia e Ucraina che non accenna a finire, ma anche con Israele che tiene i palestinesi nella morsa della violenza, con lo Yemen insanguinato e con le tante altre guerre dimenticate che continuano a produrre morte e disperazione. Il 7 ottobre gli israeliani ricordano la strage di tre anni fa e il mondo, con gli oltre mille morti ebrei, fa memoria anche dell’atroce vendetta che continua ancora a colpire la popolazione araba. L’Europa discute di riarmo e in tanti si fa strada quella che papa Leone ha chiamato «globalizzazione dell’impotenza», quel sentimento che quasi paralizza e chiude la porta all’azione. Ma c’è chi non ci sta, chi continua a coltivare la speranza, chi pensa che, nonostante tutto, un altro mondo è ancora realizzabile. E prova a scrivere una pagina diversa. Non con le armi, ma con le firme. La campagna Un’altra difesa è possibile puntava a raccogliere 50 mila sottoscrizioni per portare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che istituisca un dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta. Un traguardo che fortunatamente è stato raggiunto, riaffermando il valore di una difesa che ripudia la guerra.
L’idea alla base del progetto è tanto semplice quanto radicale: dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione. Il primo ripudia la guerra come strumento di offesa, il secondo afferma che la difesa della Patria è un dovere del cittadino. La Corte costituzionale, già nel 1985, ha riconosciuto che questo dovere può essere assolto anche con forme di impegno civile non armato. Eppure, a distanza di decenni, manca ancora una struttura istituzionale che renda concreta questa possibilità.
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di Andrea Semplici


