La riconciliazione come impegno

Foto Alessandro Ravasio

In numerosi episodi della sua vita Francesco ha promosso la mediazione. E ha potuto farlo perché lui stesso era un uomo pacificato, in quanto libero da ogni possesso.

«Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: “Il Signore ti dia pace”» (Testamento 12, Fonti Francescane 121). Con queste parole san Francesco d’Assisi ci lascia intravedere l’origine profonda del suo impegno di pace. Francesco è stato, in effetti, un instancabile promotore di riconciliazione: un vero e proprio mediatore, un pacificatore. Numerosi sono gli episodi della sua vita in cui lo vediamo ricomporre i dissidi tra le fazioni — dalle faide familiari all’inimicizia tra i cittadini e il lupo di Gubbio, fino alla celebre lite tra il vescovo e il podestà di Assisi, per la cui soluzione compone una strofa del Cantico delle creature: «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore» (v. 23: Fonti Francescane 263).
È significativo il racconto di Tommaso da Spalato a proposito di una predica di Francesco a Bologna, in piazza Maggiore, il 15 agosto 1222: «Tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. […] Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irriducibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace» (Fonti Francescane 2252).
Anche quando, nel 1219, si reca incontro al sultano al-Malik al-Kamil (cf 1 Cel 57: Fonti Francescane 422) – nel pieno della quinta crociata – i due danno vita a un’autentica esperienza di pace, incontro, rispetto reciproco, forse persino a una certa cordialità. E questo nonostante l’obiettivo di Francesco fosse la conversione del sultano, che di fatto non si verificò.
Tra gli affreschi della basilica in Assisi troviamo poi l’episodio della cacciata dei demoni della discordia da Arezzo, ottenuta attraverso la preghiera di Francesco e l’esorcismo di frate Silvestro (2 Cel 108: Fonti Francescane 695), dal momento che la pace esteriore non è mai separabile dalla lotta interiore in sé stessi.
Al di là dei fatti che abbiamo ricordato – e degli altri che potremmo citare – è bene soffermarci sulla presenza pacificante di Francesco, che non è frutto di una tecnica né di un’abile arte di mediazione. Francesco può donare e soprattutto promuovere la pace perché è un uomo pacificato. Ed è pacificato perché povero, libero cioè da ogni possesso.

Il seguito sulla rivista.

di fra Giulio Cesareo

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