La fine delle dittature

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Il saggio dell’autore russo Alexander Baunov, disponibile in edizione italiana, narra la caduta dei regimi in Spagna, Grecia, Portogallo. Con evidenti riferimenti all’odierna Russia di Putin.

l libro di Alexander Baunov La fine del regime. La caduta di tre dittature europee e il destino della Russia di Putin, edito nel 2025 da Silvio Berlusconi editore, è senza dubbio uno dei casi più paradossali del panorama letterario internazionale degli ultimi anni. Il volume, che ricostruisce ascesa e caduta dei regimi dittatoriali di estrema destra dell’Europa occidentale – la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar e la Grecia dei colonnelli –, è stato pubblicato in Russia nel gennaio 2023. Un successo straordinario: prima tiratura esaurita in pochi giorni, tre ristampe in un mese, poi altre tre. Alla fine dello stesso anno, nel pieno della guerra all’Ucraina, si classifica come il saggio più venduto nella Federazione russa. Un fatto quanto meno curioso: non bastano piglio narrativo ed equilibrata visione storica a spiegarlo.
L’autore tratteggia con finezza i protagonisti delle tre dittature e la loro perdita di contatto con la realtà, specificando che sono situazioni comunque vicine alla Russia per storia e geografia. Evidenzia poi che i regimi europei hanno avuto genesi molto simili per quanto riguarda sia i contesti socio-economici sia i tratti liberticidi, ma anche che, nonostante tutto, dentro la società sono comunque rimaste vive la verità e la memoria.
I riferimenti al regime di Putin paiono lampanti, benché impliciti, e non sono sfuggiti alla Duma. La censura si trova, però, impossibilitata a fermare l’uscita del libro perché Spagna, Portogallo, Grecia sono considerati governi fascisti, dunque avversari di Mosca.
«Vietare un’opera sul loro crollo avrebbe assunto i tratti incontrovertibili di un’autodenuncia», osserva Baunov. Non potendo colpire la carta, il regime si accanisce sull’autore, attribuendogli il marchio infamante di «agente straniero», come previsto dalle leggi entrate in vigore nel 2022. «Ogni settimana un anonimo funzionario del ministero della Giustizia, senza la sentenza di un giudice, aggiunge otto o dieci persone al migliaio già presente nell’elenco», racconta lo scrittore. «Nella lista figurano importanti esponenti del dissenso e della cultura, ma anche imprenditori. La conseguenza è che non puoi insegnare neppure online, non puoi essere pagato per i tuoi lavori, non puoi gestire il patrimonio, non hai diritti civili. In sintesi, sono stato costretto a lasciare il Paese».

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini

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