Andrea Camilleri, anche un giornalista

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Il celebre scrittore siciliano collaborò con la Terza pagina del quotidiano L’Ora, scrivendo quattro racconti. Narrò storie di mare e di pescatori, di soldati tornati dal fronte e di prigionieri sopravvissuti ai lager.

Andrea Camilleri non era soltanto il giallista di successo conosciuto in tutto il mondo, l’autore di raffinati romanzi storici, il regista teatrale sulle orme di Luigi Pirandello, il docente dell’Accademia di arti drammatiche, lo sceneggiatore, il rigoroso funzionario della Rai, il produttore televisivo e radiofonico.
Era anche un brillante giornalista: dagli esordi nel quotidiano palermitano L’Ora agli editoriali per La Repubblica, dalla rivista Linus al quotidiano comunista Il Manifesto, passando per altre testate.
Nel 1948 Camilleri si trasferì a Roma, lasciando la sua amata Sicilia.
Nella capitale, a quattro anni dalla Liberazione, lo scrittore di Porto Empedocle frequentava il corso di regia all’Accademia nazionale di arte drammatica.
Nel 1949 iniziò a collaborare con il quotidiano L’Ora del popolo di Palermo, l’unico giornale nazionale dell’epoca ad avere una Terza pagina interamente dedicata alla Cultura. Fondato nel 1900 dai Florio, il quotidiano si era convertito al Fascismo durante il Ventennio, salvo poi riprendere la matrice democratica e progressista nel dopoguerra con la direzione di Nino Sofia, capostipite di una dinastia di giornalisti dalla schiena dritta, ricordati da un cippo a Villa Bonanno, vicino alla Questura del capoluogo siciliano.
Quando Camilleri iniziò da Roma la sua collaborazione con le pagine culturali, il direttore era Pierluigi Ingrassia e, in redazione, con i suoi scoop su Salvatore Giuliano, si distingueva l’inviato Marcello Sofia (figlio dell’ex direttore e padre di Nino, futuro cronista giudiziario e condirettore del Tirreno di Livorno).
Camilleri descrisse il suo esordio nel giornalismo e nella narrativa con queste parole, pronunciate durante la trasmissione Diario civile di Rai Storia: «Mi sentivo in un certo senso il respiro corto, perché non me la sentivo di affrontare un racconto lungo, meno che mai un romanzo. Potevo scrivere racconti brevi da Terza pagina di giornale. L’unico quotidiano che avesse una Terza pagina degna di questo nome era il giornale L’Ora».
E proprio qui Camilleri narrò storie di mare e di pescatori, racconti del dopoguerra, vite di soldati tornati dal fronte e di prigionieri di ritorno dai campi di concentramento.
Il primo racconto era intitolato La Barca e fu pubblicato l’11 maggio del 1949 – quasi trent’anni prima del primo romanzo di Camilleri, Il corso delle cose – dal giornale L’Ora del popolo (che, solo nel 1954, con l’editore Amerigo Terenzi e il direttore Vittorio Nisticò, fu rinominato L’Ora come ai tempi dei Florio). Il testo fu impaginato su tre colonne di spalla, senza alcun distico, col solo titolo e la firma in coda.

Il seguito sulla rivista.

di Pietro Scaglione

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