Un sogno per l’Africa

Partendo dal progetto di Enrico Mattei, il governo ha stipulato un accordo con alcuni Stati del continente africano, per rafforzare le economie locali e creare opportunità per il futuro.
Creare opportunità, benefici e sviluppo secondo una logica di parità e non più del donatore-beneficiario o peggio, come nel passato, di preda-predatore. Sono gli obiettivi del Piano Mattei, il programma di partenariato avviato dall’Italia con il continente africano. Voluto dal governo Meloni richiama, non solo nel nome, quello pensato da Enrico Mattei, fondatore dell’Eni. Al momento sul tavolo ci sono cinque miliardi e mezzo di euro da investire in settori strategici: agricoltura, sviluppo energetico, sanità, scuole e formazione, infrastrutture. A capo della cabina di regia c’è la stessa Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con al suo fianco il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il vice ministro Edmondo Cirielli. Ne fanno parte anche altri ministri, rappresentanti delle istituzioni, il governatore della Banca d’Italia, amministratori delegati delle più grandi imprese, tra cui Eni, e rappresentanti di ong e società civile. Il programma, iniziato lo scorso anno con nove Paesi pilota (Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d’Avorio, Mozambico, Repubblica del Congo, Etiopia e Kenya), si è esteso, nel 2025, ad Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal. Con tutti sono già in corso varie attività, sempre all’interno dei cinque settori strategici che fanno parte del piano.
Certo, lo sviluppo non è immediato e, nelle fasi iniziali, si cerca di superare le resistenze locali per costruire una nuova mentalità imprenditoriale e sociale e per ridurre la sfiducia. Oggi, le nuove generazioni vivono con diffidenza l’arrivo dello straniero, perché attribuiscono al passato coloniale le cause del loro malessere. Politiche sbagliate, accondiscendenti nei confronti di un predatore che ha solo esportato senza nulla lasciare sul territorio, se non qualche concessione minima per caste di governanti e dirigenti compromessi. I giovani sotto i 24 anni, che sono già numerosi e si stima che saranno circa un miliardo entro il 2050 (la metà della popolazione africana), vorrebbero un riscatto sociale e sono continuamente in cerca della loro indipendenza. Questo li porta a emigrare anche contro il parere degli anziani, una volta determinanti nelle scelte dei loro figli. L’Italia dovrà saper convincere queste generazioni che il cambiamento è possibile. Ci sono esempi virtuosi. La politica italiana in Niger ha conquistato la fiducia dei nigerini e i Memorandum siglati con i diversi Stati stanno aprendo le porte al nostro Paese, anche grazie al nome del Piano. Enrico Mattei, infatti, era un convinto anticolonialista che ha contrastato le politiche delle Sette Sorelle (termine da lui stesso coniato per indicare le sette principali compagnie petrolifere multinazionali che hanno dominato l’industria energetica mondiale dal dopoguerra fino alla crisi del 1973), prevedendo una suddivisione degli introiti, con il 75 per cento a favore del Paese produttore. Una rivoluzione per quei tempi. Era anche un attivo sostenitore delle cause del Terzo mondo. Diede il supporto all’Egitto per la nazionalizzazione del canale di Suez nel 1956, fino a quel momento di proprietà franco-britannica.
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di Antonio Dell’Anna


