Borgo Laudato si’ seme di speranza

Leone XIV ha inaugurato il progetto che valorizza il Creato, concretizzando ciò che sosteneva papa Francesco nell’enciclica di dieci anni fa. Un’iniziativa che darà frutti di giustizia e pace.
Si respira pace, armonia e tranquillità. All’ombra di Matusalemme, il leccio di oltre 400 anni che dà il benvenuto all’ingresso del Borgo Laudato si’, si passeggia e si riflette. Leggenda vuole che da un albero di questa specie – che, dunque, partecipò al sacrificio per la redenzione dell’umanità – fu tratto il legno della croce di Cristo. Camminare per questi 55 ettari di Ville pontificie vuol dire entrare nella botanica e nella Bibbia, ascoltare il respiro dell’universo. Ogni pianta, ogni pietra, ogni fontana, ogni animale qui a Castel Gandolfo racconta del rapporto tra l’umanità e la natura e invita, come ha chiesto papa Leone nell’Angelus del 28 agosto scorso, a «non rovinare il dono di Dio, ma a prenderci cura della nostra casa comune». Richiamando l’importanza della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, voluta dieci anni fa dal suo predecessore in «sintonia con il patriarca ecumenico Bartolomeo I, Prevost ha voluto sottolineare l’attualità del tema di quest’anno, Semi di pace e di speranza, e ha prolungato la celebrazione del 1° settembre fino a tutto il 4 ottobre, «festa di san Francesco d’Assisi», chiedendo di lodare Dio «nello spirito del Cantico di frate sole, da lui composto 800 anni fa».
L’ecologia integrale, di cui papa Francesco parlava nell’enciclica di dieci anni fa, qui diventa gesto concreto. E, mentre partecipa a un convegno sui cambiamenti climatici organizzato questi primi di ottobre dai Focolarini che hanno la loro sede non lontano da Villa Barberini, Leone spinge perché si realizzino al più presto tutti i progetti legati al Borgo da lui inaugurato ufficialmente il 5 settembre. Grazie al centro di Alta formazione, guidato dal cardinale Fabio Baggio, saranno formati, ogni anno, dai 2.500 ai tremila studenti inviati dalle diocesi di tutto il mondo. Nei mesi scorsi erano già partiti i corsi di giardinaggio cui avevano partecipato una cinquantina di persone fragili, da senza dimora a vittime di violenza domestica a ex tossicodipendenti.
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di Annachiara Valle


