Rimetti a noi i nostri debiti

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Nello spirito del Giubileo, il Papa chiede amnistie e condoni per i detenuti. E invita i fedeli a conseguire l’indulgenza, manifestazione della misericordia di Dio, che va oltre i confini della giustizia umana.

Il Giubileo è finalmente iniziato. Con l’apertura della Porta santa della basilica di San Pietro, all’inizio della messa della notte di Natale, papa Francesco ha dato il via all’Anno santo. Nei giorni successivi sono state aperte anche le altre tre Porte sante delle altrettante basiliche papali: san Giovanni in Laterano, santa Maria Maggiore e san Paolo fuori le Mura. A queste Bergoglio ha aggiunto una Porta santa speciale nel carcere di Rebibbia, «la cattedrale del dolore e della speranza», come l’ha definita lui stesso. Il Papa l’ha voluta aprire personalmente, proprio come ha fatto con quella della basilica vaticana. Un segno di vicinanza a tutti i detenuti del mondo che hanno il cuore colmo di sofferenza.
Come ha sottolineato, infatti, il pontefice nella bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, «nell’Anno giubilare saremo chiamati a essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio. Penso ai detenuti che, privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto. Propongo ai governi che nell’Anno del Giubileo vengano avviate iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi».
Francesco ha poi tracciato il percorso dell’Anno santo, il cui motto è Pellegrini di speranza: «Il Giubileo si apre perché a tutti sia donata la speranza, la speranza del Vangelo, la speranza dell’amore, la speranza del perdono». E ha aggiunto: «Questo significa la Porta santa del Giubileo: rappresenta Gesù, porta di salvezza aperta per tutti. Gesù è la porta, è la porta che il Padre misericordioso ha aperto in mezzo al mondo, in mezzo alla storia, perché tutti possiamo ritornare a lui. Tutti siamo come pecore smarrite e abbiamo bisogno di un pastore e di una porta per ritornare alla casa del Padre. Gesù è il pastore, Gesù è la porta».
A proposito dell’indulgenza che si riceve durante il Giubileo, il Catechismo della Chiesa cattolica specifica che si tratta della «remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa e applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che liberi in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni fedele può acquisire le indulgenze per sé stesso o applicarle ai defunti».

Il seguito sulla rivista.

di Francesco Antonio Grana

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