Balsamo per la menrte

Durante l’estate è più facile coltivare l’ozio. Un’arte, una pratica creativa e generativa, da imparare e praticare. Affinché la vita sia più piena. 

Le parole evolvono. Accompagnano la storia dell’umanità subendo anche trasformazioni di significato.
Prendiamo il termine ozio. A cercarlo su un comune vocabolario si legge che «è un sostantivo di genere maschile, indica una abituale e viziosa inerzia, per lo più dovuta a neghittosità, infingardaggine, scarso senso del dovere». Stare in ozio nel nostro tempo equivale a poltrire. E languire nell’ozio non è socialmente accettato.
Eppure, abbiamo tutti sperimentato un tempo di ozio forzato con la pandemia. Abbiamo tolto alle nostre vite le rincorse del negotium praticato nel tran tran quotidiano e ci siamo ritrovati con un tempo fatto di ore e di giorni da riempire di altro. Un tempo che scorreva diversamente. Una sospensione nella quale ci siamo persi o ritrovati, nella quale abbiamo guardato meglio e più intensamente lo scorrere della vita dentro e intorno a noi. 
Sbagliamo, infatti, quando pensiamo che il riposo dalla fatica, la sospensione delle azioni solite e quotidiane siano il tempo dell’ozio. Questo è il tempo del ristoro fisico e mentale. Del pit stop nel quale fare il pieno di carburante. Il tempo della vacanza. 
L’ozio, invece, non è assenza di attività. È un’altra attività. Non è il fare nulla, è non fare qualcosa che è necessario per garantirci la sopravvivenza materiale per fare ciò che dà anima e senso alla non materialità di cui siamo fatti. Il tempo dello spirito e il tempo della ricerca, il tempo del pensiero che pensa o dell’azione che fa un’azione senza la necessità di monetizzare ciò che facciamo.
In partenza il significato era un altro. Per Seneca l’oziare era la condizione degli uomini che, dedicando il tempo alla saggezza, vivevano pienamente. L’essere saggio era una pratica a cui ambire. L’ozio era una azione praticabile solo da chi poteva permettersi di non occuparsi delle urgenze, del sostentamento quotidiano.

Il seguito sulla rivista.

di Elvira Zaccagnino

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