Il verde che fa bene

Coltivare l’orto avvicina alla natura. Ai suoi colori, ai suoi profumi. Al piccolo grande miracolo della vita che si rinnova, infondendo positività e allegria anche a noi.

Lo diceva anche Mahatma Gandhi che «coltivare è un modo indiretto di prendersi cura di sé, di tornare alle origini e imparare il valore dell’attesa». Dedicarsi a coltivare un orto, per piccolo che sia, significa stare a contatto con la natura, attivare i cinque sensi, fare fatica, mettere le mani nella terra. Tutte azioni che inducono a rilassarsi, a godere dei profumi e dei colori. Non a caso da una decina di anni si parla di ortoterapia o di ortocultura terapeutica. Vari studi hanno dimostrato che il benessere che proviamo nel prenderci cura delle coltivazioni è un beneficio tangibile e concreto. Confermato dalla scienza. 
Scrive Maria Cristina Cesana, docente di ortoterapia alla Scuola agraria del Parco di Monza, che «il verde offre stimoli attivi e partecipativi. Naturalmente non si tratta di una cura vera e propria, ma di un aiuto a liberare la mente e il corpo, a recuperare un contatto con sé stessi, con gli altri e con il mondo. I vantaggi possono essere vari. Fisici, perché stare in mezzo al verde migliora le capacità motorie, respiratorie e cardiovascolari. Intellettuali, perché la cura di questi spazi consente di acquisire nuove competenze, abilità e conoscenze. Emotivi, perché aumenta l’autostima e migliorano l’ansia e l’umore. Infine, anche sociali, perché l’orto favorisce la comunicazione tra chi ha il pollice verde».
Ma, al di là di questo, piantare le verdure, esercitare la pazienza e l’attesa, accudirle, vederle crescere e godere della loro bellezza è impagabile. Ecco allora che un buon modo per “rimettersi in forma” può essere quello di “armarsi” di vanga, annaffiatoio, guanti e cominciare l’opera. 

Il seguito sulla rivista.

di Lucilla Perrini

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