Perché il Nobel della pace a Pillay è una buona notizia

Oslo ha deciso, quest’anno, che il premio per la pace andasse a Navanethem (Navi) Pillay, avvocata sudafricana che ha dedicato la sua vita a combattere le ingiustizie, dall’apartheid alla schiavitù, a ogni forma di sfruttamento. In veste di presidente della Commissione dell’Onu di inchiesta indipendente sui Territori palestinesi occupati, un anno fa aveva accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza. Come ricorderete, sono subito piovute critiche durissime per la scelta sia da parte di Donald Trump, che rivendicava, per la seconda volta, il premio per sé, sia da parte di Benjamin Netanyahu, che la accusava di odio verso gli ebrei. Ma se c’è qualcosa che questa donna, adesso ottantacinquenne, proprio non fa è odiare. Ha risposto agli attacchi con un’alzata di spalle, dichiarando che avrebbe continuato a battersi per la giustizia. Anche per questo il Nobel a lei è una buona notizia. Perché Pillay ci insegna con l’esempio che si può continuare a fare il proprio lavoro e si possono portare avanti le proprie idee anche quando gli uomini più potenti del mondo ti urlano addosso.
Il seguito sulla rivista.
di Annachiara Valle
Foto Thor Jorgen Udvang – stock.adobe.com


