Otto secoli di grande arte

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Dalle icone medievali alle immagini contemporanee, la figura di san Francesco ha ispirato generazioni di artisti, che ne hanno interpretato il volto, il messaggio, la spiritualità.

Poche figure storiche e spirituali hanno esercitato un impatto così duraturo sulla storia dell’arte occidentale come san Francesco d’Assisi. La sua morte e la rapidissima canonizzazione aprirono una stagione iconografica senza precedenti, ma l’influenza del francescanesimo andò ben oltre la semplice moltiplicazione dei ritratti del santo. La sua teologia basata sull’incarnazione, sulla prossimità agli ultimi e sull’amore per il Creato scardinò la rigidità bizantina, ponendo le basi per la nascita dell’arte moderna. Francesco, che aveva cercato la vicinanza alla terra e alla sofferenza umana, spinse l’arte a fare lo stesso, riportando lo sguardo dei pittori dal cielo dorato e astratto alla realtà tangibile del mondo.
Negli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa, nacque l’esigenza di fissare l’immagine di Francesco per scopi devozionali e didattici. La prima testimonianza firmata e datata è la pala d’altare del pittore lucchese Bonaventura Berlinghieri, realizzata nel 1235 (solo nove anni dopo la morte del frate) nella chiesa di San Francesco a Pescia, in provincia di Pistoia. Qui il santo è rappresentato secondo i canoni ancora bidimensionali e ieratici della pittura bizantina: una figura esile, fissa, racchiusa nel saio immobile, circondata da piccoli riquadri che ne narrano i miracoli. Il passaggio verso una resa più naturalistica avviene con Cimabue. Nel suo celebre affresco nella Basilica inferiore di Assisi (1288 circa), l’artista dipinge Francesco con tratti fortemente umanizzati, con lo sguardo malinconico e penetrante. È l’inizio di una transizione epocale: il Poverello non è più un’icona astratta e irraggiungibile, ma un uomo in carne e ossa che ha camminato tra la gente. Il culmine di questa rivoluzione figurativa si compie con il ciclo delle Storie di san Francesco nella Basilica superiore, tradizionalmente attribuito a Giotto e alla sua bottega, eseguito tra il 1295 e il 1299. Il noto pittore toscano compie un miracolo visivo che rispecchia perfettamente la predicazione del santo: introduce lo spazio tridimensionale, l’architettura contemporanea e la natura. Nei suoi affreschi, come Il dono del mantello o La predica agli uccelli, i paesaggi non sono più sfondi simbolici, ma colline umbre riconoscibili.

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di Roberto Zichittella

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