Pasqua di rinascita

L’augurio di Madre è che, nonostante i tempi difficili, questa celebrazione, che rappresenta il cuore del messaggio cristiano, possa essere una vera occasione di speranza e fede.
Il centro della vita cristiana. La Pasqua, che celebreremo il prossimo 5 aprile, ci ricorda il motivo della nostra fede. E ci spinge a interrogarci sulla nostra vita e su quella dei fratelli. A riscoprire le tradizioni e a pensare a come costruire il futuro.
Guardando all’antichità la Pasqua si rivela molto più di una semplice festa religiosa. È un fenomeno culturale stratificato, che unisce in un unico grande racconto il desiderio di libertà degli antichi Ebrei, il messaggio di salvezza del cristianesimo, gli antichi riti umani di celebrazione della primavera e della vita che rinasce.
Una festa dalle mille sfaccettature. Il termine deriva dall’ebraico Pesach, che significa «passare oltre», «passaggio». Ricorda la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto, come narrato nel Libro dell’Esodo. Durante la Pesach, gli ebrei commemorano la notte in cui Dio, per colpire i primogeniti egiziani, passò oltre le case degli Israeliti segnate col sangue di un agnello, risparmiandoli. La festa, della durata di sette giorni, è caratterizzata dal consumo di pane azzimo, in ricordo della fretta con cui gli Ebrei lasciarono il Paese oppressore, l’Egitto, senza avere il tempo di far lievitare il pane. Con l’avvento del cristianesimo, il concetto di «passaggio» viene radicalmente trasformato. Per noi cristiani, la Pasqua celebra il passaggio di Gesù dalla morte alla vita eterna. L’evento storico della liberazione dalla schiavitù fisica diventa così il simbolo della liberazione spirituale dell’umanità dal peccato, operata attraverso il sacrificio e la resurrezione di Cristo. San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, sintetizza questo cambio di prospettiva: «Togliete via il lievito vecchio… Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!». Gesù viene, quindi, visto come l’Agnello di Dio, il sacrificio perfetto che sostituisce l’antico rito. A differenza del Natale, la Pasqua è una festa mobile, la data varia ogni anno tra il 22 marzo e il 25 aprile (per le Chiese occidentali). Questo sistema fu stabilito nel 325 d.C. dal Primo Concilio di Nicea, per cercare di omogeneizzare le celebrazioni in tutto il mondo cristiano. Il criterio fissato è che si celebri la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera boreale (21 marzo). Una scelta non casuale, che ricollega la Pasqua cristiana alla Pesach ebraica, che segue anch’essa un calendario lunisolare e si celebra il 14 del mese di Nisan (corrispondente a una luna piena di primavera). La data di questa solennità determina a sua volta il calendario di altre festività mobili come la Quaresima, l’Ascensione e la Pentecoste. Le Chiese ortodosse, che utilizzano il calendario giuliano, celebrano la Pasqua in una data diversa, talvolta con oltre un mese di differenza. Questa ricorrenza, lo sappiamo, non è la celebrazione di un giorno, ma è il culmine di un intenso percorso spirituale.
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di Antonio Dell’Anna


