I nostri figli fanno a modo loro. Ed è giusto così

Come dice la canzone A modo tuo, noi padri non possiamo proteggere per sempre i nostri figli. E dobbiamo accettarlo.
A marzo di trentuno anni fa, divenni padre per la prima volta. Poi vennero le due figlie che vedete qui in foto: altre gioie, altre piccole e grandi preoccupazioni, altri dolori, molte, molte soddisfazioni e qualche brivido non proprio giustificabile. Feste, amici e amiche, pediatri e progetti, scuole e incontri con i docenti, sogni e bisogni, certezze e scommesse, sbagli e sbadigli. Insomma, come in tante altre famiglie, i discorsi e i racconti dei padri (lontani dal sistema patriarcale, ma non del tutto affrancati) si ripetono e si assomigliano. Pur con sfumature che li caratterizzano, sono sempre belli, comunque.
Per alimentare dentro di me un confronto, anche solo virtuale, tra (presunti) simili, cerco di misurarmi con i racconti delle esperienze che sento affini alle mie. In questo caso, fin dalla sua prima uscita (2013), mi colpirono alcune parole della canzone A modo tuo, sebbene le mie figlie (e mio figlio) fossero ormai più grandi della piccola alla quale il testo fa riferimento. Elisa, la bravissima interprete, parlando del cantautore che l’ha scritta, Luciano Ligabue, ha dichiarato: «Questo brano l’ha scritto interamente lui, lo ha dedicato a sua figlia Linda e ha voluto sentirlo cantare da una mamma. Luciano è un artista a 360 gradi, è anche uno scrittore, per questo credo gli venga spontaneo mettersi così tanto nei panni degli altri. Scrive per altre anime e altre voci come se fossero la sua, e racconta storie e sentimenti come pochi altri sanno fare, in Italia e non solo. Questa volta narra il rapporto profondo tra madre e figlia. Ritengo che questo sia uno di quei brani che ti fa commuovere già alle prime righe e non riesci ad andare avanti.
Il seguito sulla rivista.
di Vittorio Sammarco


