Da che parte stai?

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L’ex magistrato Pietro Grasso firma una graphic novel, avvincente racconto di vita e di mafia.

Ci sono persone che non perdono la capacità di sorridere con gli occhi, anche se nella vita ne hanno viste troppe. Pietro Grasso è una di quelle. Un’immagine lo ritrae, a 35 anni, pubblico ministero di turno, sulla scena del delitto avvenuto il 6 gennaio del 1980 e costato la vita a Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia. In questo contesto incontra Sergio Mattarella, professore universitario di Diritto parlamentare, che sta estraendo dalla macchina crivellata dai proiettili il fratello assassinato. Quel giorno è per Grasso il battesimo del fuoco di una vita intrecciata a doppio nodo con la storia della Repubblica: dal maxi-processo di Palermo, istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di cui è stato giudice a latere, alle indagini sulle stragi del 1992-1993, fino alla cattura di Bernardo Provenzano, vissuti da Procuratore nazionale antimafia.
Anche nella sua seconda vita Pietro Grasso ha incrociato Sergio Mattarella in un momento nevralgico: nel 2015 quando da presidente del Senato gli è toccato passare all’attuale presidente della Repubblica le consegne per il Quirinale.
La terza vita qui e ora, senza più impegni istituzionali, è quella in cui è nato l’ultimo libro di una lunga serie, diversissimo da tutti gli altri: non il genere di volume che ci si aspetta scaturisca da una vita così. Si intitola Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere. Ed è una graphic novel, una sorta di fumetto, ma non seriale e destinato a un pubblico più adulto. Un racconto di vita e di mafia, uscito per Tunué, editore autorevolissimo nel settore, a partire da una storia di Grasso, su soggetto di Alessio Pasquini, sceneggiatura di Emiliano Paganini, disegni di Loris De Marco.
Dottor Grasso, com’è nato questo libro così diverso dagli altri?
«Dalla speranza che, grazie all’immediatezza fatta di sceneggiatura, disegni capaci di emozionare e sintesi che puntano dritto all’essenziale, il libro possa raggiungere più persone, portando la storia del contrasto alla mafia anche a chi per età non può avere memoria dei fatti».
Lei di questa vicenda ha scritto il canovaccio e vissuto la sostanza, perché dentro c’è la storia della sua famiglia, raccontata da un punto di vista particolare. Perché?
«È il punto di vista di mio figlio, un ragazzo di 14 anni, che improvvisamente sente la propria vita cambiare, vede la propria libertà limitata, perde una parte significativa della quotidianità con il padre, che diventa il giudice a latere del maxi-processo di Palermo, che porta alla sbarra e poi alla condanna i mafiosi responsabili degli omicidi che hanno fatto fuori i vertici istituzionali della Sicilia: magistrati, come Rocco Chinnici e Cesare Terranova; generali dei carabinieri, come Carlo Alberto Dalla Chiesa; commissari di polizia come Ninni Cassarà, vicecapo della squadra mobile; il presidente della Regione Piersanti Mattarella. Significa cominciare a vivere in mezzo a scorte armate, a minacce e maldicenze, e non è facile a quell’età. Anche per questo abbiamo pensato che per dei coetanei fosse più facile immedesimarsi nel suo punto di vista che nel mio».

Il seguito sulla rivista.

di Elisa Chiari

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