Gino Cecchettin: dalla memoria all’azione con la Rete di Giulia

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Io padre, le parole di un altro padre le ascolto e le rispetto. Io padre se posso ne traggo esempio e, sebbene segnate da una vicenda tragica e singolare, le registro e le diffondo. Sono quelle di Gino Cecchettin che, con la Fondazione creata dopo la morte della figlia Giulia, continua a pronunciare parole sensate, sincere e costruttive, non viziate né dall’odio né da una mielosa bontà di facciata.
Le scrive in una lettera aperta che condivido per intero: «Due anni fa la storia di Giulia ci ha toccato tutti. Oggi siamo tutti chiamati a fare qualcosa, anche tu. Dal dolore di una famiglia che è diventato collettivo è nata una scelta: trasformare la memoria in impegno, un impegno contro la violenza di genere che in un anno è stato il seme di tante azioni. Oggi quella scelta si trasforma nella Rete di Giulia: una rete di persone, famiglie e aziende che ogni mese contribuiscono a costruire un sistema di protezione attivo per chi vive situazioni di violenza e a portare la cultura del rispetto nelle scuole. Entrare nella Rete di Giulia significa agire insieme, con piccoli gesti che, uniti, possono cambiare la società. Con il tuo sostegno potremo: aiutare più donne a uscire da percorsi di violenza; portare progetti educativi nelle scuole; formare nuove generazioni libere dalla paura e dal possesso».

Il seguito sulla rivista.

di Vittorio Sammarco

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