Elogio del pranzo della domenica

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Una tradizione nella quale vengono portati in tavola i migliori piatti nazionali, dai tortellini ai formaggi locali. E proprio la nostra cucina è stata ora candidata dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità.

La pasta al forno, le melanzane alla parmigiana, il sugo, i tortellini, la polenta, la pizza napoletana, la focaccia ligure, le lasagne emiliane, il tiramisù veneto. E, ancora, la sfoglia fresca fatta in casa dalle nostre nonne, i risotti regionali, il pane a lievitazione naturale, i dolci tipici delle feste come le pastarelle, i salumi e i formaggi locali. Il racconto di una tradizione, di una memoria che va salvata e che ancora oggi riesce a riunire nel pranzo della domenica famiglie intere: nonni, nipoti, cugini, fratelli e sorelle.
Dietro ogni piatto italiano c’è la storia di un popolo, di un gesto d’amore ricambiato proprio in quella tavola che unisce tutti e tutte, diversi e lontani. Alcuni anni fa, il monaco Enzo Bianchi descrisse questa passionalità culinaria con la seguente frase: «Far da mangiare per una persona amata, prepararle un pranzo o una cena è il modo più concreto e semplice per dirgli: “Ti amo, perciò voglio che tu viva e viva bene, nella gioia!”».
Certo, c’è di mezzo la tradizione religiosa che in Italia è molto forte. Con quella tavola che diventa ultima cena e celebrazione dell’Eucaristia. E sappiamo quanti piatti sono stati creati per onorare il santo o la santa di un paese, di un borgo, di una città. Ma qui si va oltre. Il grande patrimonio culturale e gastronomico italiano, che annovera i migliori chef stellati dell’intero pianeta, ha quel qualcosa di speciale perché, almeno per un giorno, almeno per una santa e laicissima domenica, sa far accomodare, attorno a una tavola imbandita, ogni prelibatezza, ogni sapore di casa.

La candidatura dell’Unesco
Ecco perché non può passare inosservata la notizia che il prossimo 10 dicembre, a Nuova Delhi, capitale dell’India, il Comitato intergovernativo dell’Unesco si riunirà per decidere se riconoscere la cucina italiana, la cui candidatura è già stata presentata e accettata nel 2023, come Patrimonio immateriale dell’umanità.
Non è solo una sfida culturale, economica e identitaria. È anche una scommessa per contrastare l’italian sounding, tutelando l’autenticità del settore agroalimentare. Il premio Unesco aiuterà il made in Italy a resistere ai prodotti contraffatti. Il mercato globale soffre ormai da anni di imitazioni di bontà tipiche della nostra penisola, che richiamano l’eccellenza italiana senza averne la genuinità, rappresentando, di fatto, un danno commerciale e di immagine.
I numeri, come al solito, danno l’idea di un fenomeno. Si stima che la nostra cucina coinvolga milioni di persone nel mondo, con ricadute positive in termini di fatturato e visibilità internazionale.
La cucina italiana ha una sua specificità e una storia del tutto particolari, ed è rimasta sempre fedele a quei principi di convivialità trasmessi da una generazione all’altra. Non è un caso, infatti, che la candidatura non è stata presentata solo come un campionario di ricette, ma come un vero e proprio patrimonio culturale. Il cibo è vissuto dalle famiglie come festa, amicizia, amore, quotidianità.
E il pranzo ella domenica è senza dubbio l’emblema di questo ritrovarsi in casa abbracciando la memoria e le tradizioni. Senza il pranzo della domenica, ha scritto più di qualche giornale, l’Italia non sarebbe l’Italia.

Il seguito sulla rivista.

di Gianni Di Santo

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