Lo sport per allenarsi alla vita

Ricominciano le scuole e insieme i dibattiti sul rapporto sempre più complesso tra professori e ragazzi, sui sistemi educativi adottati, su ostacoli e cadute, sulle difficoltà e sulle varianti che si frappongono senza alcuna condivisione e molta caotica imposizione. Si parlerà del venir meno del senso di autorità, della mancanza di collaborazione tra famiglie e docenti, degli investimenti economici (sempre scarsi), del conflitto tra tradizione e innovazione, di diritti civili, di educazione alle relazioni umane (affettive, soprattutto), di disagi e fallimenti. Le responsabilità, va detto, riguardano il sistema scolastico e la famiglia, gli esperti e i genitori ignari, che – soprattutto durante l’adolescenza dei figli – restano sorpresi dai comportamenti che i ragazzi manifestano all’improvviso. A sorpresa, appunto. Soprattutto quando si tratta di fatti tragici.
E allora ci si chiede cosa fare per non perdere il filo di una responsabilità educativa che esiste, si fa sentire, ma rivela sempre più la fragilità dei tempi. Eppure – mi sono detto, da padre che, anche senza accorgersene, ha avuto accesso a un ambiente formativo autentico – esiste un ambito che, se messo nella giusta luce, mostra tutto il suo valore: lo sport. E persino il gioco, quando è preso sul serio.
Mi spiego. Se il richiamo a una forma equilibrata di convivenza e responsabilità fatica a farsi strada nelle menti degli adolescenti – oggi sollecitate da stimoli incessanti e contraddittori – allora, forse, appassionarli alla pratica sportiva può rappresentare una via da percorrere. Anzi, lo è senz’altro.
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di Vittorio Sammarco


