Lo scrittore sugli alberi

Come il suo Barone rampante, Italo Calvino ha saputo osservare il mondo da un insolito punto di vista. A quarant’anni dalla morte, ricordiamo le sue opere, attuali ancora oggi.
Quasi tutti, prima o poi, abbiamo avuto tra le mani un suo libro: a scuola, su indicazione degli insegnanti, o da adulti, magari scoperto per caso in libreria. Di Italo Calvino, uno dei più straordinari scrittori italiani, si è parlato tanto nel 2023: in occasione del centenario della nascita sono stati organizzati mostre e convegni, mentre gli studi critici si sono intensificati grazie alla pubblicazione di inediti, come le lettere, e al ritrovamento di materiali d’archivio di rilievo. Il 19 settembre di quest’anno ricorrono i quarant’anni dalla morte e, dopo il picco d’interesse di due anni fa, si può tornare a riflettere sul valore di questo autore nel panorama letterario e non solo.
«I livelli di lettura delle sue opere sono tanti, tanti gli strati nelle parole, nei significati, nella costruzione di un saggio, un racconto, un romanzo», osserva Domenico Scarpa, saggista, traduttore, docente universitario autore dello splendido Calvino fa la conchiglia. La costruzione di uno scrittore (Hoepli, 2023), grande esperto, oltre che dello scrittore ligure, anche di Primo Levi. «Lui diceva di essere contento che la sua opera potesse essere letta in chiave filosofica, scientifica, freudiana, ma di essere ancora più contento quando vedeva che nessuna chiave apriva tutte le porte. Questo mi sembra importante e penso riguardi qualsiasi autore che valga la pena leggere davvero: nessuna chiave apre mai le porte fino in fondo. Più si va avanti e più non si vede il fondo, si scoprono nuove sfumature, nuove reti».
Oltre alla molteplicità dei piani, un altro elemento di straordinaria modernità che caratterizza l’opera di Calvino riguarda «la sua ossessione per la lingua, la gioia e l’ansia di reinventarla continuamente, da zero», precisa l’esperto. Un linguaggio e uno stile in costante evoluzione. Dal primo lavoro, Il sentiero dei nidi di ragno (1947), alla trilogia I nostri antenati (comprendente Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente, scritti tra il 1952 e il 1959), fino ai testi combinatori e meta-testuali di Le città invisibili (1972) o Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979).
«Della sua prolifica produzione consiglio due lavori meno noti. Anzitutto la raccolta Ultimo viene il corvo, il suo secondo libro, trenta racconti nei quali Calvino, ragazzo che sta cominciando a scrivere ed è già espertissimo, mette in campo tutti gli stili e le voci che riprenderà in età matura. Poi La giornata d’uno scrutatore, che può essere definito un volume di transito, di passaggio, colmo di riflessioni, un’opera capace di porre domande senza tempo, fondamentali, sulla specie umana e sul nostro posto nel mondo», osserva Scarpa. «Tutta la generazione alla quale Calvino appartiene, cioè quella nata tra la fine degli anni Dieci fino alla seconda metà degli anni Venti del secolo scorso, è accomunata dall’avere attraversato la Seconda guerra mondiale. Lui, in particolare, l’ha vissuta in prima persona, da partigiano, e quell’esperienza gli ha insegnato a guardare la realtà con maggiore profondità e a cogliere il senso morale di una storia che oggi merita di essere ricordata».
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di Marta Perrini


