Un padre nel tempo incerto della speranza

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A cosa serve un padre, in questi tempi di crisi profonda, se non a dare un senso all’ansia, a far ragionare, a offrire segnali di speranza e resilienza?
Quando io e i miei figli guardiamo insieme i telegiornali o sfogliamo distrattamente un giornale e poi ne parliamo a tavola – anche con quella buona dose di umorismo che ha sempre caratterizzato i nostri pasti familiari – ecco, noto sempre più, sebbene i miei ragazzi siano ormai grandi, le tracce sottili di una paura di troppo. L’ansia per il futuro, il timore che gli sforzi per prepararlo al meglio (lavoro, sacrifici, letture, eventi culturali, amicizie, curiosità) siano vani. O, meglio, troppo condizionati da eventi esterni, imponderabili.
E allora? Pa’, lascia stare. Non preoccuparti di indorare la pillola amara.
La sicurezza che un padre (e in fondo entrambi i genitori) dovrebbe trasmettere è ormai una risorsa rara, rarissima. Perché non la troviamo più nemmeno nel nostro personale cammino, in una fede felicemente frequentata fin da giovani.
Provo lo stesso a dire alcune cose, intrise di una saggezza minima, fragile, ma autentica: conserviamo la dignità dell’essere umani; non lasciamoci travolgere dall’ira e dall’odio che i venditori di paura spargono a piene mani, per i più vari interessi; guardiamo alla storia che ci ha preceduti (che ha conosciuto momenti peggiori di questo); gioiamo fino in fondo di ogni frammento di bellezza che le giornate, anche nel buio più intenso, ci riservano. 
E poi, non dimentichiamolo mai: c’è chi sta molto peggio di noi. Bisogna rifiutare l’indifferenza e darsi da fare perché il mondo diventi un posto migliore.

Il seguito sulla rivista.

di Vittorio Sammarco

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