La signora dell’arte

In via San Francesco di Sales 66, a Roma, in un angolo di Trastevere accanto al carcere di Regina Coeli e ai piedi del Gianicolo, c’è lo studio di Giosetta Fioroni. Dietro un portone grigio che sembra quasi l’ingresso di un garage, si trova un grande spazio (una volta usato da un teatro) colmo di oggetti, mobili, sculture, quadri, fotografie e dei ferri del mestiere di un’artista che, nel corso di una lunga carriera, è stata in grado di cimentarsi con la pittura, la scultura, il collage, la ceramica e la fotografia. Dall’atelier si accede a un piccolo giardino pensile che sembra un angolo di paradiso a pochi metri dalle mura del penitenziario. In questi locali Fioroni, che ora ha 92 anni, ha presentato le attività della Fondazione che porta il suo nome e quello di Goffredo Parise, per oltre vent’anni suo amato compagno.
«L’idea di dar vita a una Fondazione è nata dalla volontà di tutelare la personalità intellettuale e artistica di Parise e allo stesso tempo di unire i nostri percorsi lavorativi in un sodalizio virtuoso all’insegna dell’organicità e della valorizzazione», afferma l’artista.
Fioroni si è formata nella capitale, dove è nata, nell’orbita del pittore statunitense Cy Twombly, per poi trasferirsi a Parigi dal 1958 al 1961. Dopo la condivisione degli orientamenti pop di Mario Ceroli, Tano Festa e Mario Schifano, ha sperimentato le tecniche del collage e della fotografia. Celebri le serie di scatole-assemblages, teatrini e acquerelli in cui ricorrono forme semplici, come stelle, fiori, cuori. Dagli inizi degli anni Novanta si è avvicinata alla ceramica che, attraverso la creazione di rilevanti cicli scultorei, ha contraddistinto la sua produzione più recente. Nel 1993 Giosetta Fioroni presentò una mostra personale alla Biennale di Venezia e in questi decenni le sue opere sono state esposte in prestigiosi musei italiani ed esteri.
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di Roberto Zichittella


