Il valore delle donne

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Celebrare le madri significa anche riconoscere che la dignità e il merito di ciascuna non si misurano solo dalla prole, ma dalla capacità di contribuire al bene della società, di essere generative come artiste, leader, professioniste, persone.


Non solo una data sul calendario, ma un’occasione per riprogettare il futuro e per guardare al valore di ogni donna. La Festa della mamma, ogni anno, ci dà la possibilità di riflettere sul contributo che l’universo femminile dà alla società. Una sorta di riconoscimento universale dell’amore, della resilienza, della creatività, del sacrificio e della cura che non solo le madri in senso stretto, ma ciascuna donna capace di impegno immette nelle nostre vite.
Caregiver, insegnanti, imprenditrici, infermiere, confidenti, le donne conciliano carriera, responsabilità domestiche e lavoro emotivo, spesso senza ricevere riconoscimenti. Poi arriva la Festa della mamma, ogni seconda domenica di maggio, e ci si ritrova a pensare a quale regalo fare, ai fiori da comprare, alle torte. Questa ricorrenza, però, dovrebbe far riflettere sul ruolo delle donne nella società, dovrebbe essere un tributo che, andando oltre il semplice riconoscimento della maternità, diventi occasione per una sorta di viaggio tra sfide, conquiste e identità multiple che definiscono l’universo femminile di ieri e di oggi. Ricordando anche le origini della festa, quando, nel 1870 negli Stati Uniti, la pacifista e abolizionista della schiavitù Julia Ward Howe la propose come momento di riflessione contro la guerra. Accolta all’inizio con scarso successo, l’iniziativa fu riproposta nel 1908 da Anna Jarwis per onorare l’impegno di sua madre per la pace. Fu poi il presidente Woodrow Wilson a ufficializzarla nel 1914. In Italia, dopo che era già stata introdotta in altri Paesi, la prima Festa della mamma fu celebrata a Brescia, nel 1952, su sollecitazione di Emma Lubian Missiaia, direttrice della Scuola Civica Angela Contini. Sul quotidiano La notte, nel 1963, si legge: «La Festa della mamma, come a molti è nota, trae origine da una consuetudine americana. Quando nel 1952 la dottoressa Missiaia lanciò l’idea di saggiare anche in Italia la rispondenza delle mamme italiane a una celebrazione che in altri Paesi aveva riscosso tanto successo, più di una collega tentò di dissuaderla. La Missiaia che è anche mamma non si arrese. Andò dal sindaco Boni dal quale ebbe non solo l’approvazione, ma anche un tangibile apporto dal Comune. In quel primo anno cento mamme delle scolare dell’istituto Contini risposero entusiaste e a tutte fu regalata una rosa con un piccolo dono che le stesse allieve avevano preparato».
Da allora la festa continua a idealizzare le madri come simbolo di sacrificio e amore incondizionato, ma spesso riducendo il loro ruolo solo a quello generativo e ignorando la complessità del contributo delle donne alla società nel suo insieme. Oggi, sempre più donne conciliano la maternità con carriere ambiziose, passioni personali e impegno sociale, sfidando l’idea che la realizzazione femminile debba essere solo tra le mura domestiche. Secondo i dati dell’Istat, in Italia il 52 per cento delle madri con figli under 15 lavora, un numero in crescita nonostante le persistenti disparità di genere, ma che resta ancora molto distante dal 90,7 dei padri.

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di Antonio Dell’Anna

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