Di madre in meglio

È questo il nome di un progetto creato per supportare le mamme fragili. Eppure la negligenza materna si può insinuare anche in contesti sociali e culturali non a rischio.
Di madre in meglio. Si tratta di un progetto nato dopo un caso di shaken baby syndrome (sindrome del bambino scosso), una delle forme più gravi di maltrattamento fisico del neonato e del lattante, prima causa di morte per abuso sui minori. Non conoscevo la sindrome, né il nome. Scoprirli ha suscitato molte domande. Le stesse che hanno portato gli operatori ad avviare un protocollo di prevenzione per mettere in rete i servizi del territorio in modo da individuare i fattori di rischio che potrebbero determinare maternità fragili, con conseguenze negative sui più piccoli. Il caso attraverso il quale ho scoperto l’esistenza della sindrome ha riguardato una donna psicologicamente e psichicamente instabile, seguita, insieme con la sua famiglia di origine, dai servizi territoriali. Un contesto sociale e culturale caratterizzato da fragilità, aggravatasi in lei dopo la nascita del bambino. La necessità di prendersene cura e il doverlo fare senza un adeguato supporto, con accanto un compagno, padre biologico del bimbo, proveniente da un contesto altrettanto fragile, hanno causato il tracollo. Potremmo dire che la situazione era tale per cui, se non si fosse verificata la sindrome del bambino maltrattato, probabilmente quell’infante avrebbe subìto altre forme di negligenza, definita come «l’assenza di gesti appropriati per assicurare la sicurezza, lo sviluppo e il benessere del bambino da parte delle figure genitoriali ». Potremmo dire e dirci che quella storia negligente ha reso la madre negligente. Possiamo dirlo, ma la negligenza non è solo il risultato di contesti educativamente poveri.
di Elvira Zaccagnino


