La lezione dello sport

Foto Getty Images

Il gesto eroico di Gino Bartali ci insegna che le attività sportive hanno il potere di abbattere le barriere e favorire la coesione sociale. Insegnandoci a sognare insieme.


L o sport è un mezzo straordinario per formare il fisico e il carattere, veicolo di valori come lealtà, fratellanza, determinazione. Il tutto per raggiungere un obiettivo, andando oltre la sofferenza, la fatica, a volte il dolore. Lo sapevano già gli antichi greci che, dal 776 a.C., organizzavano manifestazioni sportive che si tenevano ogni quattro anni nella città di Olimpia. Un momento così importante da far sospendere perfino le guerre. Sul campo di calcio o su una pista ciclistica scompaiono le differenze di età e nazionalità, ciascuno viene chiamato a superare sé stesso e i propri limiti prima ancora che gli avversari. E proprio per questo lo sport ci appassiona, ci avvince e, a volte, riesce a farci dimenticare il resto.
Basti pensare alla folla in strada a festeggiare l’Italia vincitrice del Mondiale di calcio nel 2006 o l’emozione provata quando, per la prima volta nella storia, un italiano, Marcell Jacobs, ha vinto i 100 metri piani alle Olimpiadi il 1º agosto del 2021. L’attività sportiva può anche essere un formidabile fattore di coesione sociale. Davanti ai nostri occhi scorre ancora l’immagine di Nelson Mandela portato in trionfo dalla squadra di rugby sudafricana, a lungo riservata ai bianchi, che nel 1995 vinse il Mondiale giocando per la prima volta con atleti bianchi e neri insieme.
Anche l’Italia dove, come si dice, vivono «60 milioni di allenatori» deve molto allo sport e, in particolare, a un atleta. Nel luglio del 1948, con i quattro colpi di rivoltella che colpiscono Palmiro Togliatti, il Paese era in fiamme: i cittadini in strada a manifestare, gli assalti alle questure, gli scontri con le forze dell’ordine da Torino a Napoli, da Milano a Taranto. Si è a un passo dalla guerra civile e placare gli animi sembra impossibile. È in quel momento che Alcide De Gasperi, disarmato e disperato, tenta l’insperabile. È in corso il Tour de France e Gino Bartali, che aveva trionfato dieci anni prima, è considerato un ciclista in declino, che ha maturato ben 21 minuti di ritardo dalla maglia gialla. De Gasperi va oltre la logica e telefona al ciclista: «Vinca il Tour, perché qua c’è una grande confusione». Il giorno dopo Ginettaccio, questo il suo soprannome, va in fuga e si aggiudica la tappa e così anche il giorno successivo arrivando a diventare leader della classifica. Il clima in patria è sempre accesissimo, ma il furore è tutto per pedalare insieme a lui fino al traguardo di Parigi del 25 luglio. Quando lo supera, l’Italia lo acclama a gran voce. Nel frattempo Togliatti dal letto d’ospedale assicura di essere fuori pericolo e invita a non fare pazzie: sono giorni di festa e gioia nelle nostre città.

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini

Lascia un commento