Marc Chagall il mondo sottosopra

Il pittore russo, morto quarant’anni fa, ha attraversato il Novecento diventando celebre per i dipinti che raffigurano scenari onirici e fantasiosi, in bilico tra fiaba e poesia.
Asini, galli, violinisti, candelabri a sette bracci, angeli svolazzanti, coppie abbracciate in volo su un villaggio. Benvenuti nel mondo di Marc Chagall, il pittore che ha attraversato il Novecento morendo quarant’anni fa, il 28 marzo 1985.
Nato nel luglio del 1897 a Vitebsk, oggi in Bielorussia, ha conosciuto una rivoluzione, due guerre mondiali e l’esilio. Ha frequentato alcuni degli artisti più innovatori del suo tempo e prodotto opere nelle quali possiamo rintracciare la sua esperienza intima della storia, i ricordi dei suoi incontri, dei suoi viaggi e della sua patria.
Quando nasce, il pittore fa parte di una comunità ebraica che conta oltre 34 mila persone, circa la metà della popolazione complessiva di uno dei centri urbani più antichi della Russia. Per tutta la vita Chagall evocherà sempre la sua città natale, che definisce «triste e gioiosa», rivolgendole uno sguardo colmo di tenerezza. Le sue radici culturali e sociali sono quelle del gruppo israelitico locale e i volti di molti mendicanti serviranno da modello per i ritratti dei rabbini. È dal mondo di Vitebsk che l’artista trae ispirazione per la figura dell’ebreo errante, un uomo povero, con un fagotto sulle spalle, che vaga da una città all’altra.
Negli anni della giovinezza, fa esperienze a Parigi, San Pietroburgo, Mosca, Berlino. Da militare riesce a evitare i combattimenti al fronte lavorando nelle retrovie della città fondata dallo zar Pietro il Grande. Nel 1923 si trasferisce in Francia e nel 1931 compie un viaggio in Palestina per vedere la terra dei suoi antenati. Per lui si tratta di un’esperienza sconvolgente dal punto di vista artistico e anche spirituale. «In Oriente», dice, «ho trovato la Bibbia e una parte di me stesso».
Durante questo viaggio Chagall trova l’ispirazione per realizzare quaranta gouaches (dipinti realizzati con pittura a guazzo), dalle quali poi ricaverà delle acqueforti. Nell’illustrare l’Antico Testamento, mostra una perfetta conoscenza dei testi sacri (soprattutto la Torah) e una grande libertà creativa.
Il seguito sulla rivista.
di Roberto Zichittella


