Alla ricerca della fratellanza perduta

Io, padre di tre figli, un maschio e due femmine (le vedete in foto, quando erano piccoline, molti anni fa), ho sempre cercato di mantenere vive e intense la sorellanza e la fratellanza.
In poche parole, mi sono sempre preoccupato, forse troppo e troppe volte, che andassero d’accordo tra loro, indipendentemente dalle singole scelte di vita e dai mille problemi che agitano le famiglie.
Li ho, quindi, trattati sempre con grande equanimità, non mostrando preferenze per nessuno di loro.
E li ho sempre invitati – non solo da bambini, quando la differenza di età si percepiva di più, ma anche adesso che sono grandi – a scambiarsi reciproci inviti; a condividere momenti di tristezza, di gioia, di paura, di delusione; a rispolverare ricordi antichi; a fare battute e a ridere insieme (anche del loro papà, perché no?); a parlare delle letture che li hanno emozionati, che sono state significative, che hanno aperto loro nuovi orizzonti; a non litigare per motivi futili o per i doveri di collaborazione familiare; a suggerirsi film graditi, nuovi dischi, pagine web, riviste, fumetti, serie tv, opere d’arte, meglio se non mainstream, non favoriti dai social che (quasi sempre) hanno dietro interessi commerciali.
Insomma, da papà premuroso e – diciamo così – intellettualmente vivace (nulla di geniale, sia chiaro, ma di cui spero conserveranno in futuro un bel ricordo), mi trovo adesso di fronte a un bivio.
Il seguito sulla rivista.
di Vittorio Sammarco


