Il seme della pace

© Provincia Serafica di San Francesco

A quarant’anni dall’incontro voluto da Giovanni Paolo II, Leone XIV rilancia da Assisi l’appello al dialogo tra le religioni. Dal 25 al 27 ottobre la città umbra tornerà, infatti, a riunire i rappresentanti delle grandi fedi e della società civile.

«Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità». Di testimoniare Cristo allargando «la mente e il cuore oltre confini artificiali, cioè al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio. Sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore non è subito compreso e accettato. Da San Francesco, però, imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, sempre alla sequela di Gesù e quindi umili, accoglienti verso tutti. Non è facile, ma dà molta gioia». Papa Leone, il 6 agosto di quest’anno, ha parlato anzitutto di pace incontrando i poco più di 2.500 giovani che hanno partecipato al Go! Franciscan Youth meeting, una sorta di Giornata mondiale della gioventù (Gmg) francescana che avrebbe dovuto coinvolgere solo ragazzi europei e che ha finito, invece, per attrarre giovani da 35 Paesi del mondo. In attesa di tornare il 27 ottobre, per i quarant’anni dallo Spirito di Assisi, il Pontefice, per la seconda volta nella cittadina umbra dopo la sua visita in occasione dell’Assemblea della Conferenza episcopale italiana (Cei) del 20 novembre 2025, ha ricordato che «si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a san Francesco. Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera. Fidarsi di Dio è ritrovare, come Francesco e Chiara, un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare».

Il seguito sulla rivista.

di Annachiara Valle

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