Monica Bellucci oltre l’immagine

A Cannes con Histoires de la nuit, l’attrice parla del suo nuovo ruolo, del rapporto con l’età, della maternità e di un cinema che continua a credere capace di raccontare la complessità della vita.
C’era, eccome, l’Italia al Festival di Cannes. A fare rumore è stata l’assenza di titoli tricolori nel cartellone selezionato dal direttore artistico Thierry Frémaux. Questo, però, vuol dire soltanto che nella rassegna non c’erano film a prevalente finanziamento italiano. Numerose, invece, le pellicole coprodotte con francesi, tedeschi, spagnoli. A cominciare dal francese Histoires paralleles di Asghar Farhadi e da Fatherland, il bel film in bianco e nero del polacco Pawel Pawlicowski (sul ritorno nel 1949 dello scrittore premio Nobel Thomas Mann nella natìa Germania, disastrata materialmente e moralmente dalla guerra) che avrebbe meritato, a detta di molti critici, la Palma d’oro.
Assai attive, nei sotterranei del Marché, le società italiane impegnate in accordi di distribuzione e nel gettare le basi per nuove produzioni (Rai Cinema e Leone Film Group, naturalmente, ma anche la Lucky Red di Andrea Occhipinti). Non sono poi mancati lampi di cinema italiano in quanto a glamour e mondanità. Invitato sul palco della cerimonia di chiusura per consegnare il premio alla migliore interpretazione femminile, Pierfrancesco Favino è stato subissato di applausi. E Monica Bellucci ha fatto la Montée des marches, sul tappeto rosso del Palais, con il cast del film Histoires de la nuit della regista francese Léa Mysius, nell’ultimo giorno di gara per la Palma d’oro. Un noir che sarà nelle sale a settembre. Elegante, in splendida forma, l’attrice è apparsa allo stesso tempo sofisticata e terrena, star e mamma di due ragazze adolescenti. Un mix irresistibile che ne ha fatto una delle donne più ammirata e fotografata sul red carpet.
«Si tratta di un thriller ma anche di un dramma realistico. Ricorda History of Violence di David Cronenberg, però al femminile», spiega Monica, a proposito del suo nuovo film. «In una casa sperduta nella campagna francese irrompono tre fratelli armati con pessime intenzioni. Il più grande ha un conto da regolare con la mia vicina di casa. Io interpreto un’artista, dipingo quadri scuri. Una donna di sessant’anni che li dimostra tutti, senza trucchi, senza sconti, austera, indurita dalla vita, chiusa in sé. Ma legata alla bambina della vicina, sentendosi fallita come madre. Lontana, insomma, dal mio temperamento mediterraneo».
Una sfida per una provinciale come lei, partita da Città di Castello, in Umbria, per fare la modella a Milano e diventata icona di bellezza. Primo ruolo al cinema nel 1991 in La riffa di Francesco Laudadio. Da allora, ha girato 75 film e una decina di episodi in varie serie televisive, mostrando versatilità e umiltà, voglia di migliorarsi. Zoppicante agli inizi (basti ricordare le critiche suscitate dalla sua prima volta a Cannes, nel 2000, accanto a Gene Hackman e Morgan Freeman in Under Suspicion), Bellucci ha imparato a recitare facendo gavetta accanto ad attori e registi di vaglia.
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Di Maurizio Turrioni


