Il cinema guarda il mondo

Dal 12 al 23 maggio la Croisette accoglie grandi autori e star internazionali, celebrando Peter Jackson e Barbra Streisand e rafforzando il ruolo di Cannes come ponte tra le cinematografie globali.
Fervono i preparativi, alla vigilia del 79° Festival di Cannes che si svolgerà dal 12 al 23 maggio sulla Croisette tra le tecnologiche sale di proiezione del Palais, i cinema sparsi in città e i saloni dei celebri alberghi (Majestic Barrière, Hotel du Cap, Martinez, Carlton) che ospiteranno le interviste con attori e registi. Un’organizzazione straordinaria, tenuto conto anche del mercato affollato da produttori e distributori (in una dozzina di giorni Cannes vede triplicare il numero dei residenti, con 5 mila accreditati solo tra giornalisti e addetti ai lavori), la cui riuscita ha ogni volta un che di miracoloso.
In attesa dei festeggiamenti del 2027 per l’ottantesimo anniversario della rassegna, quella di quest’anno non sarà comunque un’edizione di routine. Anzi, Cannes rilancia il suo ruolo di ponte tra il vecchio continente e le cinematografie dell’Asia, dell’Oceania, delle Americhe. Connubio che ne fa, da decenni, il più importante festival di cinema al mondo. Ne è una riprova la scelta di assegnare al regista neozelandese Peter Jackson la Palma d’oro d’onore, durante la cerimonia d’apertura.
«Esattamente 25 anni fa, con la proiezione sulla Croisette delle prime sequenze, allora in fase di montaggio, de Il signore degli Anelli, cominciava quel percorso di gloria e di fama planetaria che avrebbe portato la saga ispirata ai romanzi di Tolkien a raccogliere 17 Oscar e 3 miliardi di dollari d’incassi», nota Thierry Frémaux, direttore generale del festival. «Esiste chiaramente un prima e un dopo Peter Jackson. L’arte dell’intrattenimento e il cinema dell’eccesso sono il suo marchio di fabbrica. Ha trasformato per sempre il cinema hollywoodiano e la concezione di grande spettacolo. Ma lui non è solo un tecnico eccelso, è prima di tutto un fantastico narratore».
Chiaro il riferimento alla colossale sfida logistica che, a cavallo del nuovo millennio, il regista affrontò con una mega produzione realizzata integralmente in Nuova Zelanda: tre film girati simultaneamente in 274 giorni di riprese, preceduti da due anni di preparazione e seguiti da tre anni di post-produzione. Oltre a un cast di star, sui set lavorarono 2.400 tecnici e 20.600 tra comparse e figuranti. Il costo? Un milione di dollari al giorno. La resa, però, fu dieci volte tanto.
«Ricevere la Palma d’oro sarà uno dei momenti più belli della mia carriera. Cannes ha avuto un ruolo decisivo nel mio percorso di cineasta», confida Jackson, autore anche del bellissimo remake di King Kong. «Sono davvero riconoscente al festival, che celebra da sempre un cinema audace e visionario».
Volto un primo sguardo a est, Cannes torna poi a strizzare l’occhio a ovest, alla grande tradizione statunitense. E lo fa attribuendo l’altra Palma d’oro alla carriera, quella consegnata durante la cerimonia di chiusura, a una delle ultime vere star di Hollywood: Barbra Streisand. «Ci sta a cuore celebrare questa grande attrice, che si è imposta nel panorama cinematografico mondiale in virtù della sua forza artistica e del suo bisogno di libertà», sottolinea Iris Knobloch, confermata alla presidenza del festival per il triennio che inizia con questa edizione. «In quanto donna, gioisco all’idea di dimostrare la nostra ammirazione per questa creatrice assoluta, per questa cittadina coraggiosa, il cui esempio ha attraversato gli anni e continua ancora oggi a esserci d’ispirazione».
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di Maurizio Turrioni


