Il diavolo veste Prada 2

Foto gentile concessione per utilizzo promozionale – 20th Century Studios

Nelle sale l’attesissimo sequel del film di vent’anni fa. Sullo schermo gli stessi attori.

Accade di rado che il sequel di un film di successo si mostri all’altezza del predecessore, a meno che non si tratti di una saga cinematografica imperniata su un solido personaggio (007, Indiana Jones, Guerre stellari, Il Signore degli Anelli, Alien, Harry Potter, Mission impossible). Al di là della serialità, le eccezioni si contano sulle dita di una mano: Top Gun-Maverick di Joseph Kosinski, che a 35 anni di distanza ha rinverdito i fasti del kolossal firmato da Tony Scott; Soldado, che ha ben sviluppato le tracce noir lasciate dal film Sicario, e soprattutto Blade Runner 2049, che ha saputo emozionare i cinefili appassionati della pellicola fantasy diretta nel 1982 da Ridley Scott (in entrambi i casi, c’era di mezzo lo zampino del regista canadese Denis Villeneuve). Ecco perché, di solito, i primi a non credere alla fortuna di un sequel sono gli attori stessi, che rifiutano di tornare a indossare i panni del personaggio che pure ha regalato loro fama e denaro. Così non è accaduto per Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci che, a vent’anni di distanza dal titolo campione d’incassi Il diavolo veste Prada, hanno accettato senza esitazioni di tornare sul set per impersonare di nuovo Miranda (infernale direttrice della rivista di moda Runway, personaggio chiaramente ispirato ad Anna Wintour, per vent’anni direttrice di Vogue America), Andrea Sachs (sua ex assistente ormai assurta a ruoli più importanti), Emily (l’altra ex segretaria) e Nigel Kipling (geniale ma frustrato caporedattore che tira le fila della rivista).
Il fatto è che, con l’imperversare dei social e l’avvento del fast fashion, il mensile è in crisi di copie. E Miranda vuole in soccorso le forze migliori.

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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