Wwf, sessant’anni di battaglie per la natura

La sezione nazionale celebra una storia di tutela iniziata con Fulco Pratesi e oggi parte di un movimento globale per la difesa della biodiversità.
Se la Giornata della Terra ci invita a riflettere sulle sorti dell’ambiente, c’è chi da decenni studia come migliorare la situazione e si attiva sul campo. Tra le realtà impegnate, una delle più importanti è il Wwf, la cui sezione italiana celebra quest’anno il 60° anniversario. Il 5 luglio 1966 un piccolo gruppo di visionari, riunitosi attorno a un tavolo in uno studio di architettura, decideva di fondare l’associazione per difendere la natura intesa come bene comune, fragile e indispensabile. In quel contesto storico-sociale l’ambientalismo era un concetto che ancora non esisteva e la parola biodiversità era sconosciuta. L’anima e il motore di questa rivoluzione culturale è stato Fulco Pratesi, illustratore e architetto nato nel 1934 e scomparso nel 2025, che ricordava che, all’epoca, non esisteva alcuna legge per istituire aree protette, che la caccia era consentita fino a primavera inoltrata e che specie oggi tutelate come lupi, aquile, lontre e gufi reali potevano venire uccise. L’impulso all’azione, nel suo caso, era stato causato proprio da un’escursione nella laguna di Orbetello, nella Maremma toscana, durante la quale aveva scovato il nido di un raro uccello, il cavaliere d’Italia, elegante trampoliere bianco e nero dalle lunghe zampe rosse, che non nidificava nel nostro Paese da moltissimo tempo. «Quell’incontro imponeva una scelta», diceva. «Battersi per salvare la palude dai cacciatori o rassegnarsi a perdere un frammento di futuro».
Inutile specificare che Pratesi aveva già preso la sua decisione, diventando il precursore del movimento ecologista e progettando parchi nazionali e riserve. Per onorare la sua eredità, a un anno dalla scomparsa, è visibile su Sky il documentario Fulco Pratesi. Nel nome della Natura.
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di Marta Perrini


