Baku, città del petrolio

Al confine tra Europa e Asia, la capitale dell’Azerbaigian sorprende per i contrasti tra antico passato e architetture futuristiche. Abbracciando memoria, tradizioni, futuro.
«Approdiamo a Baku di sera. È la capitale dell’Azerbaigian e del petrolio». Così, con poche fulminanti parole, lo scrittore Joseph Roth descriveva la metropoli in un articolo pubblicato sul giornale Frankfurter Zeitung il 26 ottobre 1926. È passato un secolo, ma la descrizione resta attuale. Baku è ancora la capitale dell’Azerbaigian (diventato indipendente nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica) ed è, oggi più che mai, la capitale del petrolio.
Il monumento simbolo della città moderna sono le Flame Towers, un complesso residenziale costruito fra il 2007 e il 2012, formato da tre grattacieli di altezze diverse, che rappresentano delle fiamme. La sera le facciate delle torri si animano e si colorano con proiezioni che richiamano il fuoco e la bandiera della nazione.
L’Azerbaigian è stato il primo Paese al mondo ad aprire pozzi petroliferi. Anche oggi petrolio e gas rappresentano il 40 per cento del Pil nazionale e il 90 per cento dei proventi totali delle esportazioni. Si calcola che la nazione possieda sette miliardi di barili di riserve petrolifere, collocandosi al 19° posto nella classifica mondiale e rappresentando circa lo 0,40 per cento dei giacimenti internazionali.
Petrolio e gas hanno portato benessere e ricchezza a questo Paese del Caucaso affacciato sul Mar Caspio, popolato da oltre 10 milioni di abitanti. A Roth, Baku si presentò divisa fra una parte nuova più europea e una parte asiatica più vecchia, descritta come «buia e opprimente». Oggi si stenta a individuare una distinzione così netta in questa città elegante e vivace, al crocevia tra Europa e Asia, che sorprende per la sua stratificazione culturale e per l’audace dialogo tra passato millenario e architetture avveniristiche. Nel corso dei secoli Baku è stata porto mercantile, roccaforte persiana, avamposto russo e oggi è una metropoli proiettata nel futuro. La sua storia e quella del Paese si possono approfondire nel ricco Museo nazionale di storia dell’Azerbaigian, allestito all’interno della residenza del magnate del petrolio (non poteva essere altrimenti) e filantropo Zeynalabdin Tagiyev, che merita di essere visitata anche per ammirare gli arredi, la sala da ballo, le vetrate e i lampadari.
Il cuore storico è Icherisheher, la Città interna, cinta da mura medievali e dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Passeggiando tra vicoli in pietra calcarea, caravanserragli e moschee, si percepisce l’anima carovaniera della città, che prosperò lungo le rotte della Via della seta.
Simbolo della parte antica di Baku è la Torre della Vergine, una costruzione cilindrica la cui origine (forse legata al culto zoroastriano, forse difensiva) resta avvolta nel mistero. Dalla sua sommità lo sguardo abbraccia il Caspio e i tetti antichi, restituendo la misura della continuità storica di Baku. Poco distante, passeggiando tra i vicoli popolati di gatti amati e accuditi, sorge il palazzo degli Shirvanshah, un complesso del Quattrocento che testimonia l’epoca d’oro della dinastia locale. Cortili, mausolei e sale cerimoniali raccontano un raffinato mondo islamico caucasico, ponte tra Persia e Anatolia. Questa parte della città è animata anche la sera, grazie alla presenza di ristoranti, enoteche (il Paese è musulmano sciita, ma non integralista e gli alcolici vengono consumati liberamente) e alberghi boutique. Nei ristoranti si gusta la cucina del posto, ricca di influenze turche, persiane e caucasiche.
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di Roberto Zichittella


