L’Italia dei cammini

Dalla via di Napoleone a quella di Leonardo, dalla strada mineraria a quella del sale. Con la nuova legge sugli itinerari pedonali nasce una rete dedicata al turismo lento, che valorizza il territorio, tra cultura, spiritualità e sostenibilità.
Finalmente è legge. Una normativa di riferimento sui Cammini d’Italia era attesa da tutti, dalla politica alle associazioni, dagli imprenditori ai viaggiatori. L’approvazione, raggiunta lo scorso 10 febbraio anche con il voto delle opposizioni, rappresenta una svolta storica per il Paese. Non si tratta solo di un riconoscimento formale e legale a uso turistico. Dietro c’è molto di più. Perché questa legislazione porta in dote una scelta culturale che guarda al futuro, considerando anche gli aspetti spirituali e ambientali, il patrimonio storico e le tradizioni enogastronomiche del nostro territorio. Una pratica, quella dei cammini, che sta evolvendo in tutta Europa. E non parliamo solo del Cammino di Santiago, uno dei percorsi più noti.
I Cammini d’Italia oggi diventano un pilastro strategico del turismo nazionale, con uno stanziamento di cinque milioni di euro per il periodo 2026-2028 e un altro milione annuo dal 2029. In particolare, con il nuovo testo della norma, vengono promossi cammini fluviali, marini, lagunari e lacustri come itinerari sostenibili. Gli obiettivi includono sicurezza, accoglienza, tradizioni locali, turismo lento, siti storici, minoranze linguistiche, approfondimenti tematici, dialogo interculturale e tutela dell’ambiente.
Il ministero del Turismo assumerà un ruolo centrale nella promozione e valorizzazione dei percorsi, supportato da cabina di regia, banca dati, tavolo permanente e programma di sviluppo, che garantiranno un confronto costante tra tutti gli attori del settore.
In particolare, la cabina di regia avrà il compito di definire gli standard di qualità dei cammini e il programma per il loro sviluppo e la loro promozione, mentre il tavolo permanente dovrà favorire la collaborazione tra le istituzioni.
Importante, inoltre, è la banca dati. Quali e quanti percorsi verranno inseriti? Il requisito è quello di essere «percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce e sostenibile, senza l’ausilio di mezzi a motore, articolati in tappe giornaliere, che rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, di valorizzazione degli attrattori culturali, storici, artistici, religiosi, linguistici, paesaggistici, enogastronomici e sportivi, nonché di sviluppo turistico dei territori interessati».
L’ultima rilevazione annuale del 2025, condotta dall’editore Terre di mezzo, censisce 122 cammini nei nostri confini. Della nuova lista faranno parte anche i tratti presenti sul territorio nazionale degli itinerari europei riconosciuti dal Consiglio d’Europa.
Dal 1987, quando il programma è stato inaugurato, i tragitti riconosciuti sono diventati 49 e l’Italia è coinvolta in 36. Insomma, un’Italia bella da percorrere tutta a piedi. Senza asfalto sotto le scarpe, senza il rumore delle automobili, senza benzina e diesel, senza caos e inquinamento. Un’Italia da riscoprire anche nelle sue tradizioni popolari, nei suoi bellissimi borghi e nei piccoli centri, dove il benessere non viene calcolato con il Pil. Felicità, sorrisi e ospitalità: questa la grande scommessa.
La Via Francigena, con i suoi 3 mila chilometri da Canterbury a Roma, che attraversa cinque Stati, 16 regioni e oltre 600 Comuni, passando dalle pianure alle colline, fino ai passi montuosi, già è conosciuta. Si tratta di un percorso che dall’Europa occidentale, in particolare dalla Francia, conduceva nel Sud Europa, fino alla nostra capitale, proseguendo poi verso la Puglia, dove c’erano i porti d’imbarco per la Terrasanta, meta di pellegrini e crociati. Ogni tappa permette di scoprire la cultura, la storia e le tradizioni delle comunità locali. Il percorso è sicuro e adatto a tutti: lo si può affrontare a piedi, in bici e, in alcuni tratti, anche a cavallo.
Ma non c’è solo la via Francigena. Tra i tanti cammini che vale la pena percorrere si annovera, per esempio, Destination Napoleon, un itinerario certificato dal Consiglio d’Europa che unisce circa 50 città in oltre dieci Paesi, valorizzando il patrimonio legato a Napoleone Bonaparte (da noi passa per Ancona, Sarzana, Portoferraio, Cuneo, Lucca, Monza, Milano).
Il seguito sulla rivista.
di Gianni Di Santo


