Martin Scorsese racconta il divino

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La religione ha sempre fatto parte della mia vita. Per quasi un anno ho vissuto e studiato in seminario. Però una cosa è la fede e un’altra è la vocazione, che in fondo è una chiamata. Alla fine in me prevalse la vocazione al cinema.

Si intitola The Saints (I santi) la nuova serie per la televisione che il maestro Martin Scorsese sta girando proprio in queste settimane. «Voglio esplorare le vite di queste persone speciali che hanno segnato profondamente il Cristianesimo. Ho vissuto con le loro storie per tutta la vita, immaginando i mondi che abitavano», spiega il grande regista, una carriera costellata di film magnifici arricchita da un Oscar, quattro Golden Globe, la Palma d’oro di Cannes e il Leone d’oro alla carriera della Mostra di Venezia. «Ogni episodio durerà cinquanta minuti. Alcuni li ho voluti realizzare a Roma: quelli su Pietro e Paolo, sulla Vergine Maria, su santa Lucia e san Patrizio».
Non si tratta, però, del suo unico progetto attorno ai temi del sacro. «Tutto è nato dopo un incontro, molto cordiale, con papa Francesco. Parlammo del bene e del male, del meglio che dovremmo cercare nella vita», racconta Scorsese che, a 83 anni (li compirà il 17 novembre), si è presentato pieno d’energia al Festival di Taormina per l’ennesimo premio alla carriera. «È per questo che a Bergoglio ho voluto dedicare il documentario Aldea: una sua lunga intervista centrata sulla realtà delle Scholas Occurentes, il movimento educativo globale da lui fondato 25 anni fa a Buenos Aires, quando era arcivescovo. Un’organizzazione internazionale che si occupa di accoglienza e incontro. Una parte dei filmati l’ho girata in Sicilia. Ma c’è di più».
Martin è un fiume in piena: «Sto lavorando a un film su Gesù. Sono ancora alla fase dell’approccio, mi ci vorrà un altro anno prima di poter cominciare la produzione», annuncia con una punta di emozione. «Nel frattempo ho rivisto tanti film sui Vangeli, compreso quello di Pasolini. Anche il mio sarà in bianco e nero, ma ambientato nel mondo contemporaneo. Ed è basato sul libro che nel 1973 scrisse Shusaku Endo, La vita di Gesù. È proprio grazie a Endo che è nato il mio film Silence, sui gesuiti missionari nel Giappone del Seicento. Uno scrittore straordinario che non ricostruisce la storia di Gesù, ma invita a riscoprirne il volto ordinario e umile, che è sempre nuovo».

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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