Scuola, ecco le novità

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Dall’uso degli smartphone agli esami di maturità, fino alla stretta sui cosiddetti diplomifici. Tanti i cambiamenti, introdotti dal ministero dell’Istruzione, che si prospettano nelle classi fin dalla prima campanella. I risultati si valuteranno nel tempo.

A settembre la campanella suona per 6,8 milioni di studenti italiani, ma questo nuovo anno scolastico non inizia solo con zaini nuovi, corse all’ultimo minuto per i libri, grembiuli stirati e foto di rito davanti al portone. Comincia, invece, con un dato che parla chiaro e non può lasciare indifferenti: gli alunni iscritti sono 134 mila in meno rispetto all’anno precedente. È come se fosse scomparsa un’intera città italiana di medie dimensioni, come Ferrara o Salerno. Un numero che riflette la crisi demografica che da anni affligge il nostro Paese e che ora, con crescente evidenza, si ripercuote anche sulla scuola. Le classi si svuotano lentamente. Ma l’anno si apre anche con varie novità: dal divieto dei cellulari in classe, ora esteso alle scuole superiori, allo stop ai cosiddetti diplomifici, dall’ampliamento della Carta del docente alla revisione dell’esame di maturità, fino agli aiuti per l’acquisto dei libri di testo e alla possibilità, non troppo lontana, di una riforma dei programmi.
Il primo segnale concreto del cambiamento è destinato a incidere non solo sulle abitudini, ma anche sull’educazione dentro le aule: niente più telefonini, nemmeno negli istituti secondari di secondo grado. Una decisione che il ministero dell’Istruzione ha formalizzato con la circolare del 16 giugno 2025, che estende a tutti gli ordini di scuola una norma già in vigore per le elementari e le medie. L’Italia si allinea così ad altre nazioni europee, come Francia e Paesi Bassi, dove questa misura ha già prodotto risultati positivi sulla concentrazione degli studenti, sul loro benessere psicologico e sul rendimento scolastico. Il divieto riguarda l’uso dello smartphone personale durante l’orario scolastico, se non per finalità didattiche e con l’autorizzazione degli insegnanti. Gli studenti dovranno tenere il dispositivo spento o riporlo negli appositi contenitori, per poi riprenderlo al termine delle lezioni. Si tratta, più che di una sanzione, di un modo per tutelare il benessere degli alunni. I dati evidenziano, infatti, che il 25 per cento degli adolescenti italiani, tra i 13 e i 19 anni, manifesta un rapporto disfunzionale con il cellulare, mentre il 38 per cento soffre di disturbi del sonno correlati all’abuso di dispositivi digitali. Secondo il ministero, questa misura nasce con l’intento di «aiutare i ragazzi a disintossicarsi», promuovendo un impiego consapevole della tecnologia e restituendo alla scuola un tempo e uno spazio liberi da continue interruzioni. Si tratta di una scelta che chiama in causa anche le famiglie, spesso le prime a faticare nel porre limiti all’uso dello smartphone e, talvolta, involontarie complici di una dipendenza che mina la serenità dei ragazzi e la qualità della loro crescita. La scuola, in questo, può diventare un’alleata dei genitori nel promuovere un’educazione all’essenziale, al silenzio, alla presenza. Saranno i singoli istituti a decidere come applicare la normativa nel dettaglio, ma per gli alunni che non si adegueranno sono previste sanzioni disciplinari, fino al possibile abbassamento del voto in condotta, con relative conseguenze. Naturalmente ci saranno deroghe per gli studenti con bisogni educativi speciali o che seguono percorsi formativi specifici che richiedono l’utilizzazione di strumenti digitali. Ma l’indirizzo è chiaro: meno distrazioni, più relazione, più attenzione.

Il seguito sulla rivista.

di Cristina Colli

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