Lo scalatore di monti e di Cielo

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Pier Giorgio Frassati, canonizzato il 7 settembre, è morto nel 1925, a 24 anni. Anti-fascista, ha speso la sua breve esistenza a servizio degli altri. Un ragazzo semplice, un santo eccezionale.

Scalava le montagne e il Cielo. Amante degli amici e dei poveri. Della sua Torino e della casa di famiglia, costruita a Pollone, vicino Biella, dal nonno materno. Studiava per diventare ingegnere minerario, per poter allievare le condizioni dei minatori e portare Cristo in mezzo a loro. Ma era anche pronto, rinunciando al proprio sogno, a non disattendere le aspettative del padre che aveva previsto per lui una carriera da dirigente a La Stampa, il giornale da lui fondato. Pier Giorgio Frassati, figlio del senatore Alfredo e di Adelaide Ametis, canonizzato il 7 settembre, resta un santo eternamente giovane. E non solo perché morto a soli 24 anni, il 4 luglio del 1925, ma perché, a distanza di cento anni da quella data, restano intatte le sue energie, il suo essere un ragazzo “normale”, con i primi innamoramenti, le incomprensioni in famiglia, le gite con gli amici, le passioni, dalla politica allo sport. «L’uomo dalle otto beatitudini», lo aveva definito Giovanni Paolo II. E papa Francesco ricordava con affetto che suo padre, Mario Bergoglio, lo aveva conosciuto, perché abitava vicino alla parrocchia della Crocetta, dove viveva Pier Giorgio e ne aveva “annusato” la santità. Tanto che, prima di emigrare con la famiglia per l’Argentina era andato a pregare sulla sua tomba, a Pollone. Frassatii conquista i giovani di ieri e di oggi. Frassati conquista i giovani di ieri e di oggi. Con quel suo motto, Verso l’alto, che aveva scritto di suo pugno sulla foto che lo ritrae in Val di Lanzo, aggrappato a una roccia, proteso all’insù, appena un mese prima della sua morte. Nessuno poteva immaginare che in soli sei giorni – dall’alba del 29 giugno, festa del suo primo nome, al 4 luglio – una meningite virale fulminante, causata dalla poliomielite probabilmente contratta facendo visita ai bisognosi dei quartieri poveri del capoluogo piemontese, lo portasse via. Non aveva voluto dir nulla dell’iniziale malessere per non turbare la famiglia indaffarata attorno al capezzale della nonna morente.

Il seguito sulla rivista.

di Annachiara Valle

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